Medaglia d’onore del presidente della Repubblica per sei monteronesi deportati nei lager

Sei militari di Monteroni, deportati durante la seconda guerra mondiale, hanno ricevuto la medaglia d’onore del presidente della Repubblica: un riconoscimento alla memoria conferito dal capo dello Stato Sergio Mattarella per non dimenticare il sacrificio della loro libertà (e anche della loro vita) negli orrori della deportazione e della prigionia.

Nel corso della cerimonia che si è tenuta il 2 giugno, Festa della Repubblica, nel castello Carlo V di Lecce, è stato il prefetto Maria Teresa Cucinotta a consegnare le medaglie nelle mani dei figli e dei familiari dei monteronesi deportati e imprigionati nei campi di concentramento durante il secondo conflitto mondiale.

Si tratta di sei internati militari italiani (Imi) originari di Monteroni, catturati dai tedeschi subito dopo l’armistizio dell’8 settembre ’43 e confinati nei lager nazisti. 

Ecco chi sono: il sottotenente di fanteria Antonio Pallara, morto in Germania il 6 aprile 1945, a 27 anni, nel campo di concentramento “XB” di Sandbostel; il fante Cosimo Paladini, catturato in Montenegro e poi deportato in Germania, dove morì il 24 gennaio 1945 (a 30 anni) nel campo di Neunkirchen: le sue spoglie si trovano a Francoforte sul Meno, nel Cimitero italiano d’onore. A Pallara e Paladini, che hanno perso la vita nei lager, nei mesi scorsi sono state dedicate due pietre d’inciampo collocate a Monteroni, nei pressi delle abitazioni di famiglia.

Gli altri quattro militari decorati dal Capo dello Stato sono riusciti a sopravvivere all’orrore dei lager, riconquistando la libertà e tornando a Monteroni dalle loro famiglie. E dopo aver vissuto la loro vita, ora riposano nel cimitero di Monteroni.

Si tratta del fante Vincenzo Toma, internato in Austria dai nazisti (liberato 12 maggio 1945), e degli artiglieri Oronzino Mello, fatto prigioniero in Albania e liberato dagli jugoslavi l’11 novembre ‘45; Giuseppe Carriero, deportato in Germania e destinato ai lavori forzati (tornò a Monteroni il 30 luglio ‘45); Gaetano Scigliuzzo, catturato a Bolzano ed internato a Vienna fino al 2 luglio ‘45.

I figli e i familiari dei deportati hanno voluto ricordare i racconti che i loro padri facevano di quei giorni vissuti nei campi di concentramento, i loro “occhi si riempivano di commozione”, per il dolore provato e tutti coloro che non uscirono vivi da quella tragedia. Pur essendo stati loro a subire quelle violenze e quella barbarie, la speranza che risiedeva in loro era quella che non capitasse più a nessuno.

Nella consegna delle medaglie, i figli e i parenti sono stati accompagnati dal presidente del Consiglio comunale di Monteroni, Chiara Centonze.

E a rendere possibile la commemorazione sono stati l’impegno e la ricerca nella ricostruzione storica di Salvatore Quarta, già luogotenente della Guardia di Finanza, a cui va un ringraziamento particolare: il suo lavoro è un omaggio alla memoria delle persone che hanno sofferto e lottato, e in molti casi dato la vita, per la libertà di tutti.

Una ricostruzione utile alla storia del Novecento, nella speranza che quelle violenze non si ripetano più, ma restino solo una pagina nera dell’uomo. Importante, questo, specialmente nell’attuale momento storico, in cui discriminazioni e prepotenze tornano a far parlare di se, questa volta nei confronti dei migranti.

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