Chi inquina il Salento? Sì alla mozione Trevisi per scoprire fonte Pm10

Che cosa sta ammorbando l’aria del Salento? E che cosa sta facendo sforare a gogò le centraline di rilevazione, ad esempio, di Campi e Arnesano, che registrano più superamenti dei livelli di Pm10 di quelle di Taranto e Brindisi?

È colpa, come sostiene l’Arpa, soprattutto dei fumi dei caminetti domestici e delle tempeste di sabbia sahariana? O del traffico veicolare? O delle emissioni industriali, a partire da quelle della centrale a carbone di Cerano, trasportate dal vento? La mozione approvata in queste ore dal consiglio regionale pugliese punta a dare risposte a questi quesiti. E cioè a snidare chi sta avvelenando l’aria che respirano i salentini. La mozione, di cui è primo firmatario il monteronese Antonio Trevisi, capogruppo del Movimento5Stelle a via Capruzzi, impegna la giunta Emiliano a potenziare i sistemi di monitoraggio ambientale sul territorio implementando nuove tecnologie che permetterebbero di risalire alle cause e quindi ai responsabili dell’inquinamento. Ovvero di individuare la fonte del particolato-killer, la “firma” che portano addosso le polveri sottili che finiscono nei polmoni dei salentini. “Si tratta di un passo storico per la nostra regione: in Puglia ed in particolare nel Salento - commenta Trevisi - i dati epidemiologici sono estremamente preoccupanti. Non a caso questa mozione è nata proprio dalle segnalazioni dei cittadini di Arnesano, Campi Salentina e di altri comuni pugliesi riguardo lo sforamento dei dati di emissione nei propri territori”. Sforamenti registrati ad un tiro di schioppo da Monteroni (dove non c’è una stazione di rilevamento). Ecco quindi che l’allarme rosso riguarda, chiaramente e principalmente, l’intero bacino della Valle della Cupa. “Il tasso di decessi per tumori è elevatissimo, la causa è senza dubbio l’inquinamento. Per comprendere la gravità del fenomeno - spiega Trevisi - è necessario specificare che si parla di un numero di casi di tumori ai polmoni e alle vie urinarie per gli uomini e alla mammela per le donne, addirittura superiore a quello di città italiane come ad esempio Brescia che ha un tasso di industrializzazione estremamente elevato. Il passo fondamentale che facciamo con l’approvazione di questa mozione è la richiesta di implementazione di nuove sofisticate tecnologie, oggi esistenti, che permettono di individuare con certezza la fonte inquinante”. Secondo Trevisi, quindi, “ciò permetterebbe finalmente di inchiodare i responsabili”. Dal canto suo, la Regione si è impegnata all’attuazione delle misure individuate nella mozione tramite un idoneo posizionamento e potenziamento delle centraline di rilevamento atmosferico e mediante regolari campionamenti del suolo e sottosuolo, delle acque di risulta degli impianti in questione e delle falde acquifere sottostanti.

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