Università, Massimo Toma contro l’attivazione di 4 nuovi corsi: “Utili solo a creare disoccupati”

Quattro nuovi corsi di laurea per l’Università del Salento: Management digitale, Scienze motorie e dello sport, Governance euro-mediterranea delle politiche migratorie e Ingegneria delle Tecnologie industriali.

Nuovi percorsi, su cui l’Ateneo leccese lavorava da tempo, che però non convincono alcuni. E a parlare fuori dal coro dei favorevoli è il biologo monteronese Massimo Toma, già senatore accademico, con un passato come rappresentante degli studenti di Unisalento.   

“Cresce l’offerta formativa e decresce quella professionale. È l’ennesima occasione persa, l’ennesima novità che produrra gli ennesimi disoccupati”, tuona Toma.

“Sono passati ormai molti anni da quando con l’introduzione della Riforma Moratti, il mondo Universitario ha cambiato radicalmente il suo sistema Accademico. Da allora riforma dopo riforma, decreto dopo decreto, si sono prodotti centinaia di Corsi di Laurea e tantissimi laureati a spasso per il nostro Bel paese. Ancora oggi, nonostante quello che abbiamo già vissuto, la nostra Università continua ad assumersi la responsabilità di formare nuovi disoccupati”, accusa l’ex senatore accademico.

“Dopo tutti questi anni l’Università del Salento non riesce ancora a contribuire a dovere alla crescita delle nostre aziende, dei nostri ragazzi e della nostra società.

Cosa ce ne facciamo - s’interroga Toma - di mini-laureati in Scienze Motorie o dell’ennesimo corso di laurea in Management se poi non siamo pronti a farli lavorare? Un giovane laureato che si affaccia al mondo del lavoro, se non possiede competenze accademiche che altri non hanno e coerenti con le richieste del territorio è costretto a cambiare strada, andare all’estero o peggio ancora non sfruttare il titolo di studio conquistato con tanti anni di sacrifici”.

Toma fa, poi, un passo indietro e ricorda: “Quando eravamo rappresentanti degli studenti votammo contro l'istituzione di quasi tutti i minicorsi di laurea che l’Ateneo leccese voleva istituire. E oggi avremmo fatto la stessa cosa per gli stessi identici motivi di allora. Le motivazioni di questa contrarietà erano e sono semplici. I laureati di questi percorsi accademici “innovativi” presentano moltissime problematiche e criticità. Infatti oltre a non avere molte occasioni professionali, sono estromessi da molti bandi, hanno una formazione troppo “esclusiva” e nessun Ordine professionale diretto a cui accedere: in sostanza sono quasi inutili al mondo del lavoro. Mi chiedo, quindi, come mai la rappresentanza studentesca o il mondo della politica non si siano opposti a tutto questo. È possibile che i cittadini ed i suoi rappresentanti assistano in silenzio all’attivazione di questo scempio? Mi rifiuto di pensare che gli apprezzamenti di questi giorni da parte di molti siano legati esclusivamente alla possibilità di avere benefici indiretti o micro servizi annessi a qualche studente (mensa, posto letto e via dicendo)”, chiosa Toma.

E infine: “Fare Politica Universitaria - sostiene l’ex rappresentante - non significa partecipare inermi alle decisioni d’Ateneo, regalare spazi pubblici e promettere ricadute economiche sul territorio. Le comunità hanno bisogno di essere parte attiva, di venire integrate negli organi decisionali d’Ateneo, di proporre alle Facoltà partenariati con le aziende del territorio, percorsi professionalizzanti, progetti sperimentali, collaborazioni culturali e tanto altro. Insomma bisogna avere le idee chiare, sapere dove si vuole andare e come si vuole far crescere i nostri territori, altrimenti l’Università del Salento rimarrà per sempre incompleta”

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