Il paese si divide. C’è chi plaude al monito di don Giorgio, chi invece si ribella: “Non siamo un paese di omertosi”

La comunità di Monteroni si interroga e si divide sulle parole di don Giorgio Pastore, il parroco dell’Ausiliatrice che dall’altare ha lanciato un duro monito alla comunità: “C’è troppa omertà, dobbiamo reagire” (LEGGI ARTICOLO).

Un appello risuonato dal pulpito poche ore dopo il furto notturno compiuto in parrocchia (LEGGI ARTICOLO).

Il richiamo del sacerdote è stato condiviso dal sindaco Angelina Storino (LEGGI ARTICOLO) e anche dall’ex presidente dell’associazioni commercianti Michele Bortone che ha lanciato la proposta di “scendere in piazza con un corteo per dire no all’omertà: Don Giorgio - afferma - non va lasciato solo: il paese dovrebbe ribellarsi e metterci la faccia insieme a lui, magari con una fiaccolata o una manifestazione. Purtroppo, siamo abituati a scendere in piazza solo per le feste e le sagre. C’è omertà, lo sanno tutti. Ma quasi nessuno lo dice. Molti pensano che sia meglio far finta di niente e non esporsi non solo contro la criminalità ma anche contro le magagne dei politici e dei poteri forti”.

Intanto, la raccolta dell’Ausiliatrice per i terremotati e per la messa in sicurezza del campanile è già ripresa. E sabato sera un centinaio e oltre di persone hanno partecipato in parrocchia alla cena solidale “un’amatriciana per Amatrice”.

Ma rispetto al monito del parroco le chiavi di lettura sono diverse. “L’omertà è un problema, ma bisogna essere cauti nel parlare di connivenza: evidentemente, i cittadini che non chiamano le forze dell’ordine - riflette Antonio Margiotta, del Comitato civico per il decoro urbano - non si sentono garantiti dallo Stato. Non a caso, i sindacati di polizia hanno affermato che non sono più in condizioni di garantire la sicurezza. Sono dichiarazioni che fanno venire i brividi. C’è una resa delle istituzioni. Ed è fin troppo facile chiedere ai cittadini di sostituirsi allo Stato e alle sue mancanze. A Monteroni, ad esempio, ci sono appena tre vigili urbani e microillegalità dovunque, come parcheggi selvaggi, muri imbrattati, segnali divelti e quant’altro. Ma, più in generale, una terra come il Salento è all’abbandono. E non servono solo altri poliziotti, ma anche nuovi metodi di controllo”.

Fuori dal coro anche il gruppo Facebook “Made in Monteroni” che esprime rammarico per le parole del parroco. “Siamo vicini a Don Giorgio per il vile atto subito, ma ci vediamo costretti a prendere le distanze da alcune sue affermazioni. Noi non siamo e non ci sentiamo un paese di omertosi”, scrivono in un post gli amministratori del gruppo Stefano Quarta, Fernando Visconti e Ivan Bisconti. Va bene la fiaccolata - affermano - e vanno bene tutte le iniziative per sensibilizzare il paese o condannare questi gravi atti, ma la colpa non è da attribuire ai monteronesi se le Istituzioni, nessuna esclusa, sono così carenti da non poter offrire adeguato controllo, aiuto e supporto ai cittadini. Siamo scoraggiati, spaventati, stanchi, ma soprattutto stufi di sentirci attribuire colpe in maniera gratuita”. Per il gruppo Fb, “tutti abbiamo dei doveri verso lo Stato, ma anche tanti diritti che quotidianamente vengono disattesi, calpestati o ignorati, facendo vivere tutti in un clima di incertezza. La Comunità intera è sconcertata da quanto accaduto nella Parrocchia Ausiliatrice, tanto più perché il bottino trafugato faceva parte di una raccolta per beneficenza. Questo a riprova che noi monteronesi siamo brava gente, dal cuore grande e generoso”.

A destare grande indignazione in paese, intanto, è il fatto che le 27 telecamere comunali (tra cui quella installata proprio sulla facciata della Chiesa) siano fuori uso da tempo.

 

P.S.: Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta firmata da un parrocchiano dell’Ausiliatrice, che abita proprio nelle vicinanze della Chiesa di piazza Candido, indirizzata al sacerdote.

“È proprio strana la vita caro don Giorgio! Un giorno credi di essere una brava persona, ed un altro ti svegli omertoso e connivente. Attraverso queste poche righe vorrei immaginare un nostro discorso davanti ad un caffè come spesso abbiamo fatto nel passato e come spero continueremo ad assaporare nel futuro… Affido però questi miei pensieri ad un giornale ed alla rete, perché vorrei che raggiungessero gli stessi luoghi e le stesse persone che hanno colpito le tue parole pronunciate sabato sera dall’altare. Lascio a chi di competenza i problemi che appartengono alla sicurezza del nostro Paese, ed in considerazione della nostra amicizia mi permetto di farti una tiratina d’orecchie sulle tue affermazioni circa l’omertà e la connivenza di “quanti dovevano per forza sentire l’antifurto suonare ed hanno taciuto”.  Non sarebbe stato meglio da parte tua correggere il tiro rispetto a queste parole proferite nell’immediatezza, e probabilmente caratterizzate dall’emotività dovuta all’oltraggioso gesto compiuto ai danni della nostra parrocchia? Mi sarei aspettato più razionalità nella valutazione dei fatti e delle circostanze. Infatti: cosa c’è di omertoso e connivente se, durante una fase acuta del sonno, non siamo stati in grado di avvertire il suono di una sirena dell’antifurto che ha rotto il silenzio della notte? Questa “grave mancanza” ha fatto si che, da cittadini onesti quali eravamo prima di addormentarci, ci siamo risvegliati omertosi e conniventi per il solo fatto di aver ritenuto il suono di una sirena dell’antifurto, che rompe il silenzio della notte, come l’ormai a noi noto falso allarme, o di non averlo affatto sentito in quanto abbracciati da Morfeo. Sarà pure che “la frittata ormai è stata fatta”, e che il tuo pensiero non era riferito a me o ad altre persone a te prossime, ma non posso non farmi carico della correttezza morale messa da te in discussione nei confronti degli altri tuoi parrocchiani residenti nelle vicinanze della Chiesa. Forse sarebbe bastato un sms letto nel cuore della notte, ed oggi probabilmente staremmo parlando di altro. Con affetto. Un tuo amico e parrocchiano”.

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