Il dramma dei familiari di Franco: “Un angelo custode. Come faremo senza di te?”

Lavoro, umiltà, altruismo e inventiva: è questa la lezione di vita che lascia Franco Manca, il “re” delle luminarie che mercoledì ha perso la vita nella piazza di Strudà, cadendo dalla scala mentre stava smontando la paratura della festa.

Un artista a tutto campo, che ha lasciato il segno dovunque si sia cimentato. E mentre la comunità si appresta a dirgli addio, scorrono giorni di lutto e cordoglio. Nella tarda mattinata di lunedì, dopo l’esame autoptico disposto dalla Procura, la salma tornerà nell’abitazione di famiglia di via Sele, a Monteroni, dove sarà allestita la camera ardente. Martedì pomeriggio il rito funebre nella parrocchia del Sacro Cuore. “Sarà una festa, non un funerale”, è la promessa dei familiari.
Lacrime e dolore accompagnano la tragica scomparsa del 62enne “amico di tutti”. Lo strazio della sua famiglia è un fiume in piena. Manca aveva decenni di esperienza. E i suoi familiari non riescono a darsi altra spiegazione se non quella di un “malore improvviso che lo ha fatto cadere all’indietro”.
Nella sua casa il ricordo è l’unico appiglio per rendere il vuoto un po’ meno incolmabile. Per cercare di alleviare un peso insopportabile. “Era una persona fantastica, per noi era tutto, come faremo senza di lui? Sono sconvolta, sarà difficile sopportare la sua assenza”, dice la figlia Lucia, tra le lacrime. “Eppure lui è sempre con noi. E con tanti segnali incredibili ce lo sta facendo capire. Ci lascia una lezione di vita indimenticabile. Ero sempre in ansia per il suo lavoro. Non si fermava mai. Sempre a disposizione di tutti. Ha realizzato la casa a parenti ed amici. Non voleva mai un centesimo. Aveva cuore e mani d’oro. Un genio. Un artista. Era unico. Ecco perché tutti lo piangono. E oltre alle luminarie - racconta Lucia - c’era anche molto altro: nella sua casa, che stava ristrutturando, ha realizzato affreschi e bassorilievi. E i quadri che lui ha dipinto. E poi creazioni in pietra leccese, presepi. Ha anche restaurato mobili antichi. Ogni Natale abbelliva di luci tutto il prospetto dell’abitazione: era una scena emozionante. Non riusciva a stare fermo, sembrava indistruttibile, non si tirava mai indietro”. Tra i passatempi preferiti c’era la pesca, oltre alla passione per il mare.
Il dolore della moglie Marisa non trova tregua. “Non c’è un angolo di questa casa - ricorda la consorte di Franco - che non mi parli di lui. Ovunque c’è la sua mano, la sua creatività. Ha fatto del bene a tutti, era l’angelo custode di tutti. Lavorava sempre, era instancabile. C’era sempre per tutti. L’ho quasi costretto con la forza a prendersi quattro giorni di vacanza al mare a ridosso di ferragosto. Gli ho detto: la vita è una, fermati un attimo. Ho ancora impresso negli occhi tanti momenti di gioia. La crociera che a lui piaceva tanto e poi lo stare insieme”. Le lacrime rigano il volto. Negli occhi gonfi di pianto di chi ha vissuto a fianco a lui una vita, risplende l’umile grandezza di una persona autentica come Franco. “Dieci giorni fa ha riunito la famiglia e ha fatto 80 pizze al forno di pietra che lui aveva costruito. E la sera prima della tragedia in casa di nostro figlio Gabriele gli ultimi ricordi di felicità. Per raccontare mio marito, persona semplice e straordinaria, non saprei da dove iniziare. Nulla sarà più come prima”, è la disperazione della moglie. E c’è chi ricorda un altro dramma che decenni fa colpì la famiglia: la perdita del loro primogenito, che morì dopo pochi mesi di vita.
Franco aveva otto fratelli. Una famiglia tanto sconfinata quanto unita. Era nonno di quattro pargoli “che erano la sua ragione di vita”, zio di una cinquantina di nipoti, amico di tutti “e per tutti punto di riferimento”.
L’altro figlio, Gabriele, il titolare della ditta, da sempre lavorava con lui. Ed era con lui anche in quei drammatici momenti. Inconsolabile la sua angoscia: Franco si è spento tra le sue braccia, sotto i suoi occhi. E il ricordo del figlio, racchiuso in una lettera, è struggente. Poche righe scritte col cuore, cariche di sentimento. “Caro papà, come tu sai non sono un poeta per trovare parole per descriverti il mio dolore. Tu eri tutto per me: un padre favoloso, un amico nel momento del bisogno, un lavoratore a 360 gradi, ma soprattutto - ricorda il figlio - eri un nonno spettacolare sia per mia figlia che per gli altri tuoi nipoti. Ti scrivo questa poche righe per dirti quanto ti voglio bene, la mia vita sarà dura senza di te, ma non ti preoccupare sarò forte: la affronterò perché ci sarai tu che mi guiderai, lo so. Fai Buon viaggio. Il tuo Gabry”.
“Mi ha trasmesso la passione per la pittura, per l’arte, per il bello. Mio nonno era come un amico inseparabile. Un grande esempio”, è il commosso pensiero del nipote più grande, Edoardo, studente del liceo artistico.
Gli amici di Franco, intanto, invocano un ricordo tangibile in paese in memoria del “poeta delle luminarie, un artista geniale e tuttofare”. La sua ditta era apprezzata e ricercata ovunque: da anni ormai allestiva, ad esempio, le luminarie natalizie nei più importanti centri commerciali di Milano.

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