Un anno fa l’omicidio: una messa per Totò Maggi. Udienza il 4 ottobre

La comunità monteronese ricorda Salvatore Maggi, da tutti conosciuto come Totò, ad un anno da quel brutale omicidio che ha destato rabbia e indignazione.

La vittima aveva 73 anni, gestiva la sala biliardo di via Rubichi ed era conosciuto da tutti come una persona gentile, un amico di tutti. Nella serata del 28 giugno del 2015, Maggi fu ucciso barbaramente all’interno di un suo podere in località “Li Catelli”, in agro di Arnesano. Intanto il gup Cinzia Vergine ha fissato l’udienza preliminare per il prossimo 4 ottobre per decidere del rinvio a giudizio di Valentina Piccinonno, la 33enne di Lecce accusata dell’omicidio e difesa dagli avvocati Giuseppe Talò e Ladislao Massari.
Ecco la ricostruzione e le conclusioni dell’inchiesta condotta dalla Squadra Mobile di Lecce e coordinata dal pm Emilio Arnesano: secondo la tesi accusatoria, la 33enne ha ucciso l’uomo a scopo di rapina, colpendolo ripetutamente al volto e al capo con calci, pugni e un corpo contendente (forse una pietra o un attrezzo agricolo). Ingaggiando quindi una colluttazione con la vittima che più volte ha poi battuto la testa per terra. Una brutale aggressione compiuta dalla donna con inaudita violenza e con l’intento di impossessarsi di diversi oggetti in oro che aveva addosso l’anziano (anello, bracciale e due altri gioielli) più il portafogli e il cellulare. Dunque: omicidio volontario a scopo di rapina. La Piccinonno, poco dopo il delitto, fu fermata dalla Polizia nelle vicinanze della stazione ferroviaria di Lecce: era a bordo della Panda di Maggi e addosso aveva i monili e gli effetti personali trafugati alla vittima. Resta, invece, un’ombra sulla presenza di un ipotetico complice. Durante l’interrogatorio di garanzia, la stessa Piccinonno ha raccontato che raggiunse la stazione di Lecce e chiese ad un certo Lorenzo di seguirla. Con quest’uomo sarebbe tornata nelle campagne di Arnesano per verificare le condizioni di Maggi.
E su questo punto il Gip chiese ulteriori indagini mirate sull’individuo in questione per capire se e quale ruolo abbia effettivamente avuto nella vicenda. Un omicidio che destò rabbia e scalpore. E soprattutto perché fu un crimine che, probabilmente, si “sarebbe potuto evitare”: la Piccinonno, infatti, quel drammatico giorno evase dai domiciliari, dove era ristretta perché condannata per il rapimento della bimba bulgara di Monteroni: noto fatto di cronaca che fece il giro del mondo. Dopo essere scappata di casa, la 33enne fu rintracciata dalla Polizia, ma il pm non ravvisò gli estremi per disporre l’immediato arresto in carcere ma solo il ripristino della detenzione domiciliare.
Qualche ora dopo, però, in quel tragico pomeriggio domenicale, la Piccinonno evase di nuovo dalla sua abitazione e raggiunse Monteroni dove si macchiò del cruento fatto di sangue. Se fosse stata spedita dietro le sbarre subito dopo l’evasione, il destino dello sfortunato Totò Maggi sarebbe stato diverso. Intanto i familiari della vittima (la moglie Antonietta e i figli Tiziana, Alfredo, Francesco e Gaetano), che da un anno invocano giustizia, si costituiranno parte civile con l’avvocato Roberto Rella. E il 28 giugno 2016 - ad un anno esatto dalla tragedia - la comunità e la famiglia Maggi ricorderanno Totò con una messa che sarà celebrata alle 19.30 nella Chiesa Madre di Monteroni.

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