Rifiuti e biometano, anche il Tar ferma l’impianto. Vittoria del fronte del No

È arrivato ieri un nuovo stop alla realizzazione dell’impianto per la produzione di biometano a Monteroni. Un “no” deciso in questo caso dalla terza sezione del Tar di Lecce. I giudici del tribunale amministrativo hanno rigettato il ricorso avanzato dalla Par srl, società privata promotrice del progetto. La stessa srl aveva poi impugnato il diniego disposto dalla Provincia di Lecce all’autorizzazione integrata ambientale: un rifiuto ufficializzato nel 2016 da Palazzo dei Celestini, al termine dei lavori della Conferenza dei servizi (un iter durato due anni).

Il TAR di Lecce ha dato dunque ragione alle posizioni di Palazzo dei Celestini e a quelle della Regione e del comune di Monteroni, difeso dall’avvocato Pietro Quinto, dell’Union3 e del comune di Carmiano, entrambi difesi dall’avvocato Francesco Romano, del Comitato “No Centrale”, rappresentato dai legali Gabriele Garzia e Antonio Pacifico Nichil, che si erano costituiti in giudizio, insieme anche ad Arpa e Soprintendenza, ribandendo il no all’impiato di digestione anerobica dei rifiuti per la produzione di biometano che Par aveva intenzione di realizzazione nei pressi della stazione ferroviaria di Monteroni.

Motivo del diniego è la ristrettissima distanza tra le abitazioni civili e il luogo individuato per la realizzazione della centrale. Ma non solo. Lo stop si basa anche sul principio di precauzione sui rischi per ambiente e salute, sulla carenza di prossimità (con la decisione dei paesi vicini di non conferire nel sito), e sulla mancanza del fondamentale parere dei vigili del fuoco. Ma soprattutto sulla qualificazione dell’impianto, che di fatto - come hanno sottolineato i giudici nella sentenza ribandendo le censure espresse dalla Provincia - è un impianto di compostaggio e non di semplice trattamento dei rifiuti.

E anche in termini di distanza dal centro abitato e dalla case sparse, quindi, non può essere applicata la normativa meno restrittiva, come sosteneva la Par srl.

Con il pronunciamento del Tar viene confermato e ribadito il diniego alla realizzazione dell’impianto, previsto peraltro all’interno dell’oasi “Zummari”, a due passi dal Velodromo degli Ulivi e lungo numerosi tratti di percorsi naturalistici. Un progetto che da un lustro a questa parte è stato al centro di una lunga mobilitazione lanciata dal fronte del No (comuni interessati e comitato civico in prima linea) e che è andata avanti tra sit-in, manifestazioni di protesta e petizioni popolari.

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