L'assoluzione del peccato di aborto. Il pensiero del monteronese mons. Semeraro

Come è noto, alla fine del Giubileo della misericordia, Papa Francesco ha concesso a tutti i sacerdoti cattolici - lo scrive nella Lettera apostolica "Misericordia et misera" - di poter assolvere i penitenti dalla censura di scomunica a seguito del peccato di aborto.

La scomunica è la sanzione penale che interrompe la comunione con la Chiesa - lo dice la parola - vietando a un cristiano di accostarsi al'eucarestia e a tutti i sacramenti. Il vescovo di Albano, il monteronese Marcello Semeraro, all'indomani della pubblicazione del documento pontificio ha inviato una lettera alla diocesi nella quale spiega le ragioni di questa scelta del Santo Padre. In essa mons. Semeraro spiega bene la differenza tra peccato grave e sanzione penale. Ma ricorre anche al provvedimento che il Diritto canonico (can. 1357) indica come "caso urgente". Riportiamo i tratti salienti della Lettera di mons. Semeraro.

"È necessario tenere presente - scrive Semeraro - la distinzione tra «peccato» e «sanzione penale», che è comportata da alcuni peccati, fra i quali c’è l’aborto procurato ed effettuato. A norma del can. 1398 del CIC (Codice di diritto canonico ndr), infatti, «chi procura l’aborto ottenendo l’effetto incorre nella scomunica latae sententiae», cioè senza che sia necessario pronunciarla formalmente per ogni singolo caso. Da qui, sino ad oggi, la sua «riserva» al Vescovo e ad altri sacerdoti designati da lui, o indicati dallo stesso Diritto Canonico; da qui pure la necessità della remissione di tale censura prima che sia impartita l’assoluzione sacramentale".

"Ora, però,  - prosegue nella lettera alla diocesi - con la decisione comunicata nella sua recente Lettera, il papa ha concesso a tutti i confessori la facoltà di rimettere nel «foro sacramentale» (cioè nell’atto della confessione sacramentale) la censura di cui nel citato can. 1398. Altrimenti detto, il papa ha concesso a tutti i confessori la «giurisdizione» per levare la sanzione penale, la censura di scomunica".

"Nulla, dunque - precisa il vescovo di Albano - è stato modificato circa il reato di aborto e circa la pena canonica di scomunica. È stato, però, «semplificato» il sistema di remissione del reato di aborto, affidando ai confessori nel «foro» della confessione la giurisdizione per togliere la pena e poter così assolvere tutti i peccati che possa avere il penitente".

"La decisione del papa ha il suo fondamento e la sua radice nello stesso fine ultimo della disciplina canonica, ossia la salus animarum (la salvezza dell'uomo ndr). Questa non è un elemento esterno, sovrapposto alla legge canonica e neppure una semplice clausola-limite per l’ordinamento canonico; è, al contrario una «clausola aperta» e interpretativa; è il principio guida e orientatore, la dimensione costitutiva della stessa realtà soprannaturale dello ius in Ecclesia".

"Sulla gravità del peccato di aborto - annota Semeraro -  il papa non ha fatto nessuno sconto. Ha, invece, dichiarato: «Vorrei ribadire con tutte le mie forze che l’aborto è un grave peccato, perché pone fine a una vita innocente». [...] Ogni bambino non nato, ma condannato ingiustamente ad essere abortito, ha il volto di Gesù Cristo, ha il volto del Signore, che prima ancora di nascere, e poi appena nato ha sperimentato il rifiuto del mondo. E ogni anziano […], anche se infermo o alla fine dei suoi giorni, porta in sé il volto di Cristo. Non si possono scartare, come ci propone la “cultura dello scarto”! Non si possono scartare!»".

"Ciò premesso,  - prosegue il presule - nella Lettera apostolica 'Misericordia et misera' il papa aggiunge: «Con altrettanta forza posso e devo affermare che non esiste alcun peccato che la misericordia di Dio non possa raggiungere e distruggere quando trova un cuore pentito che chiede di riconciliarsi con il Padre» (n. 12). Troviamo qui la ragione teologica della decisione del papa".

In chiusura della Lettera, mons. Semeraro non trascura di riprendere tra autorevoli voci della ricerca teologica, del volontariato e della scienza per sostenere ancor di più la decisione di Papa Francesco contro il frastuono delle distorsioni mediatiche.

Fra Paolo Benanti, teologo moralista.

"Egli spiega così la decisione del Papa: «Da una parte c’è la condanna dell’aborto, ma dall’altra, c’è bisogno di qualcuno che sia medico di quelle persone che sono incappate in quell’errore. Il papa dunque non sta declassando questo gravissimo peccato, ma sta sottolineando l’importanza di accogliere la contrizione e il pentimento di chi vuole confessarlo»".

Monika Rodman Montanaro, coordinatrice nazionale della "Vigna di Rachele".

"A sua volta, ritiene che la scelta del papa «aiuterà più persone a prendere coraggio e ad avvicinarsi al confessionale e ai sacerdoti. Già tantissimi preti e religiosi avevano questa delega, ma, adesso che si sa che ce l’hanno tutti i sacerdoti, forse molte più persone, non solo donne ma anche uomini, non avranno più paura di incontrare problemi burocratici e saranno spinti a confessarsi»".

Filippo Boscia, presidente nazionale dell'Associazione medici cattolici italiani e presidente onorario della Società italiana di Bioetica

"Egli: «Considero questa scelta del Papa una grazia incredibile. Perché ciò che era stato concesso durante il tempo giubilare, esteso ora per il resto del tempo, ribadisce non soltanto che l’aborto è un grave peccato perché pone fine a una vita innocente, ma impegna tutti quanti al sostegno delle gravidanze inattese […]. Crediamo che non sarebbe possibile un ulteriore sviluppo di civiltà senza dare una dimostrazione tratta da chi ha aiutato all’aborto e poi se ne è pentito». Ha proseguito: «Ogni nuova parola del papa si leva alta e chiara ed è indispensabile a rompere ogni censura sociale e dichiarare il valore della vita incipiente. È una parola che ridona speranza a chi ha vissuto il trauma dell’aborto, una scelta che lascia cicatrici nella psiche specie delle donne»".

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