100x100 - SUPERBRAVI DI CASA NOSTRA
Ecco la “Carica dei 100”. Gli esami di maturità si sono appena conclusi. E con una serie di interviste conosciamo i “superbravi” di Monteroni che si sono diplomati con il massimo dei voti. Per scoprire insieme chi sono le giovani eccellenze: sogni, emozioni, ambizioni e passioni dei nostri “geni”. E soprattutto che cosa c’è nel futuro, tra prospettive universitarie e professionali, dei monteronesi doc che con impegno e sacrifici si sono fatti valere nel loro percorso di studi. (m.c.)

(Appello ai lettori: per segnalare gli studenti di Monteroni che hanno preso 100 alla maturità scrivete a info@tgmonteroni.it)

La carica dei 100. Maturità con lode, Enrico al Pontificio Seminario: “In cammino per essere sacerdote”

Lui è Enrico De Leo, nato il 14 dicembre 2000. Si è appena diplomato col massimo dei voti e la lode. Ha conseguito la maturità presso il liceo scientifico “Cosimo De Giorgi” di Lecce, che ha frequentato come studente seminarista. Un talento monteronese che si è messo in gioco per seguire la propria vocazione. A settembre approderà in Vaticano per studiare al Pontificio Seminario Romano: un altro fondamentale passo verso la vita sacerdotale.

Enrico, complimenti per il risultato. Cosa porterai con te di questi cinque anni di liceo? E cosa invece dell'esperienza nel Seminario di Lecce?

Gli anni del liceo per me sono stati molto importanti ed è soprattutto grazie al modo e allo spirito con cui ho vissuto la vita da studente che sono potuto arrivare ad un epilogo così lieto. Sono stati anni di cambiamento perché mi hanno visto crescere e maturare anche nella mia vita interiore e di fede, di giovane in ricerca della sua vocazione, tanto poi da essere riuscito a prendere la decisione di iniziare il mio percorso di discernimento vocazionale in Seminario minore a Lecce. Allora, all’inizio dell’ultimo triennio del liceo, è iniziata una vita nuova, assai dinamica, che certamente non ha tardato a mostrare i suoi volti più duri ma che allo stesso tempo mi ha riservato momenti di gioia, soddisfazione e grazia  tali da trasmettermi la carica giusta per continuare a scommettere su me stesso, per desiderare il meglio per la mia vita, per mettere a frutto il dono dell’intelletto così da accrescere la mia sete di sapienza, e non solo di sapere, che forse oggi un po’ manca tra i giovani. Ripensando a quanto ho vissuto fino a poco tempo  fa, non posso fare altro che riconoscere quanti siano stati i giorni che mi hanno visto seduto dietro ad un banco e tutte le emozioni, i pensieri, le paure, le speranze, i giochi, gli scherzi, i sorrisi e le amicizie vere che, proprio lì, in classe, hanno accompagnato e caratterizzato ciascuno di essi. Ed è proprio questo il più bel ricordo della scuola superiore, la ricchezza dei momenti vissuti tra la preoccupazione di un compito o di un’interrogazione e la felicità delle relazioni intessute con i compagni, tra l’impegno, il duro lavoro e la spensieratezza dei momenti di gioco e allegria. Ma la cosa più preziosa è stata quella di affrontare tutto insieme ad un gruppo di amici veri e non solo compagni di classe. Posso dire, poi, di aver avuto la fortuna di incontrare un equipe di docenti  professionalmente ineccepibili, davvero dei pozzi di conoscenza cui attingere indefessamente, ma anche molto attenti alla nostra formazione umana, con uno sguardo attento, vigile, comprensivo, a volte quasi familiare, in vista della vita in quel “dopo” che magari all’inizio ci sembrava qualcosa di molto lontano. Insomma, una serie di elementi di una esperienza vissuta con impegno, dedizione, sacrificio e passione, che fanno dei miei anni liceali un ricordo felice. Per quanto riguarda, invece, la mia formazione in seminario minore, non potrò mai dimenticare la bellezza di vivere in una comunità di ragazzi accomunati dalla ricerca della stessa cosa, della stessa Persona, che condividono in toto la loro esperienza di vita, il loro sentirsi chiamati a qualcosa di più grande per cui spendere e donare la vita. Fondamentale in questo l’aver vissuto la fase dell’adolescenza così come tutti i miei coetanei, senza privarmi di nulla o alzare degli inutili muri che avrebbero solo limitato la mia libertà di scegliere.

Come si arriva a prendere 100 e lode, riuscendo peraltro a conciliare al meglio l'impegno da seminarista con lo studio?

Il segreto per arrivare ad un risultato così rotondo sta nell’impegno quotidiano,  nella perseveranza, nel desiderio di dare il meglio sfruttando ogni possibilità e tutti i propri talenti. È prassi, però, l’arrivo di risultati inaspettati, talvolta indesiderati, che rischiano di mettere in crisi il percorso,  di demoralizzarci, di farci sentire inferiori rispetto a quanto in realtà siamo. Non bisogna quindi arenarsi, lasciarsi prendere dalla negatività di un momento, perché passa, e sarà tanto produttivo quanto più si saprà ripartire dai propri punti di debolezza per farne punti di forza. Così, si riescono a ritrovare le giuste motivazioni per cui studiare senza la “paura del voto”, che spesso rappresenta un’ossessione, ma solo e soltanto con l’obiettivo di far bene ogni cosa in vista, in primis, di un arricchimento personale e poi anche della soddisfazione di una valutazione che sicuramente corrisponderà alle proprie attese, sempre che lo si voglia! E per l’ appunto veniamo a ciò che mi ha permesso di conciliare lo studio con la vita di  seminario e cioè la volontà. È proprio vero che volere è potere; solo se davvero qualcosa si desidera, in quanto porta ad una piena realizzazione di sé e al raggiungimento della felicità nella propria vita, la si riesce a fare. E per me è stato proprio così. Nonostante una vita di seminario organizzata e impegnata quotidianamente che io ho voluto scegliere, non mi sono tirato indietro rispetto al mio obiettivo  di fare un ottimo percorso scolastico e solo oggi mi rendo conto che le notti in bianco passate a studiare non sono state vane ma mi hanno aiutato a crescere, a comprendere il significato della parola sacrificio conciliata a desiderio, ma sono state anche maestre nel dirmi che tutto non si può avere e nel momento della stanchezza è d’obbligo essere soddisfatti di quanto è stato nelle nostre possibilità senza turbarci e pensare in negativo, ma essere fiduciosi che comunque vada sarà un successo.

Come è stato l’approccio con il nuovo esame di maturità e soprattutto con la prova orale?

All’indomani della notizia da parte del ministero riguardo alla nuova forma dell’ esame di maturità, ricordo la preoccupazione di tutti e il timore soprattutto per la seconda prova mista e per quello che lì per lì abbiamo chiamato “il gioco delle tre buste” che avremmo fatto all’orale. Poi, però, durante l’anno ci siamo impegnati, insieme ai docenti, a fare il possibile per prepararci a dovere a superare l’esame nel migliore dei modi, non solo per le prove scritte ma anche per il famigerato colloquio. Il tutto iniziava a sembrarci più familiare e il 19 giugno, arrivati in classe, a parte quella normale ansia da prestazione, siamo riusciti ad affrontare le prove così come abbiamo sempre fatto. È stato molto utile, poi, aver potuto simulare negli ultimi giorni dell’anno il colloquio orale per non arrivare completamente insicuri e sprovveduti davanti alla commissione. Sta di fatto che la preparazione, forse, avrà richiesto un po’ di sforzo in più rispetto all’interrogazione degli anni passati, ma è servito anche a noi, a me personalmente, per avere un quadro molto ampio e completo di quello che sarebbe potuto essere l’argomento da sviluppare. Per quanto mi riguarda anche l’approccio con l’orale è stato positivo, sono riuscito a trattare tutto così come volevo e a dir la verità sono stato anche fortunato nell’aver estratto un argomento davvero trasversale che mi ha offerto la possibilità di condurre il discorso con continuità e sicurezza.

Parlaci delle tue passioni.

La mia prima e più grande passione è la musica. Fin da quando ero piccolo sono stato ammaliato dai suoni degli strumenti tanto che non ho perso tempo per imparare a suonarne uno, il sax , che mi accompagna e mi ha accompagnato in tutti questi anni. Mi affascinava vedere e ascoltare la banda, tanto da chiedere costantemente di voler suonare con loro. Finalmente quel giorno arrivò ben dieci anni fa quando feci la mia prima uscita proprio in occasione della nostra festa patronale. Questa passione mi ha spinto poi a frequentare la scuola media ad indirizzo musicale a Lecce dove ho studiato pianoforte con l’idea di iniziare gli studi in conservatorio. Intanto aggiunsi alla lista degli strumenti anche l’organo e iniziai a suonarlo in chiesa. Col passare degli anni mi sono appassionato alla musica popolare, alla pizzica, e col tamburello alla mano ho iniziato ad entrare più a fondo nel mondo della nostra tradizione musicale.

Il tuo libro preferito e l’ultimo che hai letto.

Un autore italiano che mi ha subito colpito è stato Pirandello. Il libro più interessante che fin ad oggi ho letto è infatti “Il fu Mattia Pascal” che mi ha affascinato sia per la vicenda narrata sia per lo spessore del personaggio presentato. L’ultimo libro che ho letto è stato “Animal Farm” di Orwell mentre in questo tempo estivo mi sto dedicando alla lettura di libri di spiritualità, “Ho sete” di Tolentino è uno di questi.

Mentre qual è il tuo film preferito? E l’ultimo che hai visto?

In campo cinematografico mi ritrovo spesso a guardare commedie, film comici, o comunque film del cinema italiano. Negli ultimi tempi ho variato un po’ tra serie di polizieschi e film d’azione. L’ultima che ho rivisto è stata ad esempio “Squadra antimafia”. I miei film preferiti, visti e rivisti, sono “Benvenuti al nord”  e “Benvenuti al sud” insieme ad “Il 7 e l’ 8” di Ficarra e Picone e “The Giver”.

Parliamo di futuro. Cosa ti attende adesso?

Dopo le vacanze estive inizierò il mio nuovo percorso nel Pontificio Seminario Romano. Dovrò cambiare vita, cambiare città e trasferirmi a Roma, per iniziare questa nuova avventura che durerà ben sette anni.  Oltre alla vita di formazione in seminario, sarò  studente di filosofia  prima, e teologia poi, presso la Pontificia Università Lateranense per poter proseguire gli studi in vista del mio futuro.

Domanda cult: cosa farai “da grande”?

Fin da quando ero bambino il mio sogno era quello di diventare direttore d’orchestra, poi si è trasformato nel desiderio di fare il poliziotto, ma ho avuto sempre pensiero fisso del voler essere sacerdote. Alla fine ho sentito veramente i segni della chiamata a qualcosa di più grande che ha sconvolto i miei piani e mi ha portato a fare una scelta di vita consapevolmente. Ogni volta che mi viene posta questa domanda ci tengo a  specificare una differenza per me fondamentale tra il “Che cosa vuoi fare” e il “cosa vuoi essere” dicendo, talvolta, che ciò per cui mi sto preparando, cioè la vita sacerdotale, non è un mestiere ma un servizio alla Chiesa, alla comunità e per la società. Perciò, se tutto procederà nel verso giusto, vorrò essere sacerdote con l’auspicio di vivere il ministero in pienezza sapendo che nel mondo di domani, così come già in quello di oggi, non sarà facile. Tuttavia spero di poter portare, nel mio piccolo, un annuncio e una testimonianza pratica e reale di speranza e di vita in un mondo ormai saturo di negatività, violenza e mancanza di prospettive per le nuove generazioni. 

E dove immagini la tua vita? Qui o altrove?

Sicuramente nei miei sogni c’è quello di ritornare qui una volta finiti gli studi e vivere nella mia terra e nella mia diocesi e sentirmi davvero in famiglia. Mi sento infatti molto legato ai luoghi che ormai sento miei. Immagino sarà così ma è bene non illudersi perché anche nel mondo ecclesiale gli spostamenti sono di routine e bisogna essere pronti per qualsiasi missione affidataci, sia essa in un posto vicino o lontano.   

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