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Mozione di sfiducia contro il sindaco, l’opposizione: “Mancata trasparenza su un’indagine”

Si infiamma lo scontro politico. E l’opposizione presenta una mozione di sfiducia nei confronti del sindaco di Monteroni, Angelina Storino.

L’iniziativa della minoranza è stata comunicata e spiegata con un manifesto, apparso nelle scorse ore in paese, a firma dei consiglieri di Volontà Popolare, Città attiva e Gruppo misto.

La mozione di sfiducia è un “atto doveroso e necessario, diretta conseguenza della totale mancanza di trasparenza nei confronti del Consiglio comunale e dei cittadini tenuti all'oscuro di un procedimento penale avviato dagli organi competenti nei confronti di un amministratore in carica” finito sotto indagine “nell'esercizio delle sue funzioni”.

La mozione sarà all’ordine del giorno del consiglio monotematico convocato per martedì 12 febbraio alle 16. “Riapriamo la casa dei monteronesi, opponiamoci a questo modo di amministrare”, è l’appello finale del manifesto.

La proposta di sfiducia contro il sindaco - che sarà sottoposta al voto dell’assise - è stata firmata dai consiglieri Lino Guido, Mariolina Pizzuto, Massimiliano Manca e Oreste Paladini (tutti e quattro di Volontà Popolare), Marcello Manca (Città attiva), Mimmo Quarta e Noemi Puce (Gruppo misto).

Nel mirino il silenzio del sindaco rispetto alla vicenda giudiziaria avviata dall’esposto di un cittadino: si tratta di un residente che si è rivolto ai carabinieri per denunciare disservizi e presunte irregolarità in merito alla raccolta porta a porta dei rifiuti in un’area periferica del paese dove sorge la sua abitazione.

Omissione di atti d’ufficio, interruzione di pubblico servizio, inquinamento ambientale: questi i reati ipotizzati dalla Procura. Il procedimento, oggetto di una richiesta di archiviazione del pm e dell’opposizione avanzata dal legale della persona offesa, ha coinvolto alcuni nomi: tra gli indagati anche amministratori comunali e imprenditori del settore.   

Ma al di là del merito della vicenda, la minoranza ne fa una questione di metodo e di correttezza istituzionale. Nel mirino dei sette consiglieri firmatari c’è dunque la mancata trasparenza di Palazzo di Città: la giunta, con apposita delibera, ha preso in carico la tutela legale dell’amministratore coinvolto nel procedimento stanziando 8mila euro di fondi comunali da destinare, in caso di assoluzione o archiviazione della posizione dell’amministratore, alle parcelle dei due avvocati di fiducia.

Della vicenda, tuttavia, il Consiglio comunale non è stato mai informato. Un presunto atteggiamento omissivo che ha spinto le minoranze a presentare la mozione di sfiducia.

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