Dal Salento ai palcoscenici di tutta Italia. Simone Tangolo, passione per il teatro

Alla conquista della scena teatrale nazionale: il monteronese Simone Tangolo ci racconta il prestigioso mestiere dell’attore. In esclusiva per Tgmonteroni, l’intervista ad uno dei più puri talenti del panorama italiano.

Alle elementari la maestra di italiano ci chiese di fare un tema su una traccia classica: cosa vuoi fare da grande? Io risposi “l’attore”. Scrissi solo questo, lasciando tutto il foglio in bianco. Fui breve e conciso”. Quel bambino, poi cresciuto e diventato uomo, risponde al nome di Simone Tangolo: monteronese, classe’84, con uno spiccato talento per la recitazione. Che lo ha portato ad assaporare, alla sola età di 34 anni, tantissimi palcoscenici italiani.

Un talento, quello del giovane di Monteroni, che si sviluppa intensamente proprio durante il periodo universitario: Tangolo affianca, infatti, fin da subito gli studi di Beni Culturali dello Spettacolo ai numerosi stage e laboratori dei Cantieri Teatrali Koreja ed del Teatro Stabile dell’Innovazione del Salento. Un mix che gli ha permesso di passare immediatamente dalla teoria alla pratica (è anche polistrumentista). Nel 2011 si diploma in recitazione presso la Scuola del Piccolo Teatro di Milano, diretta da Luca Ronconi. E appena diplomato arrivano presto tantissime esperienze lavorative (ne citiamo solo alcune) : di recitazione ne "La Famosa Invasione degli Orsi in Sicilia", "il complesso di Telemaco", "Il Mercante di Venezia", "Rome&Giulietta - l'amore fa schifo ma la morte di più", "il ratto d'Europa", "istruzioni per non morire in pace", "Shi" e di formatore nel progetto “Raccontare il territorio” .

In tutto ciò, nonostante il suo continuo via-vai nei palchi dei maggiori teatri italiani, Tangolo non ha mica dimenticato le sue radici salentine. In questo caso, il conterraneo Carmelo Bene resta infatti un punto di riferimento: “Carmelo Bene – afferma Tangolo - è un parente scomodo (in senso positivo) non solo per chi è nato in Terra d’Otranto. Me l’ha fatto conoscere mio padre... che è ancora più scomodo di Bene! Scherzi a parte, posso dire con sincerità assoluta che chi mi ha formato umanamente e artisticamente (facendomi ascoltare mille cantautori, fornendomi mille libri e parlandomi di teatro) più di ogni altra figura (e che continua a influenzarmi tutt’ora) sono i miei genitori. Devo molto a loro”.

Un appoggio, quello della sua famiglia, tutt’altro che scontato di questi tempi quando si decide di investire il proprio futuro nel mestiere dell’attore: “il lavoratore-attore in Italia non è tutelatocontinua Tangolo -Principalmente in teatro: è mal pagato, lavora metà dell’anno (bene che vada) e per il resto si arrabatta per tirare avanti. In più, viene ancora considerato appunto un non-lavoro, fino a quando non vieni visto in televisione o al cinema. La gente alla prima risposta “faccio l’attore” ti controbatte ancora “si, ma di lavoro che fai?”. Da un po’ di anni vivo il “lavoro dell’attore” (con tanti miei colleghi) anche in scuole, biblioteche, musei, per strada, nelle piazze e vie di alcune città, proprio per restituire l’immagine di un lavoratore che, come gli altri, lavora all’interno della società e di una città, cercando innanzitutto di fare bene quello che fa”.

E in tutto questo Tangolo propone la soluzione: “Bisogna uscire dai teatri per far ritornare dentro la genteafferma il monteronese - Proprio perché è un luogo di confronto tra persone in carne ed ossa che riflettono e si intrattengono in modo intelligente, divertente o commovente che sia”. Ed ancora: “il teatro deve restituire benefici alla comunità – chiosa - Deve far riappassionare i giovani. Fosse anche per una sera al mese: in alternativa all’ubriacatura nel pub o discoteca di turno”.

Il discorso è poi utile per ritornare a parlare del territorio salentino. Lecce, secondo Tangolo, non sfrutta a pieno le sue potenzialità: “Lecce si è cullata su una ondata di “folklore” musicale che è stata sicuramente la carta vincente degli ultimi annicontinua il trentaquattrenne - Il teatro, come sempre, arranca. Di fatto, perchè che nessuno ci crede, investe e sostiene. Ed è comunque un problema nazionale. Ma la nostra storia più antica potrebbe parlare ed aiutarci. Abbiamo un teatro e anfiteatro romano, a pochi metri di distanza l’uno dall’altro, nel centro storico. E un monumento a Quinto Ennio nei pressi dell’anfiteatro di cui si ignora l’esistenza. Tutto ci parla di teatro. Lecce era evidentemente una città importantissima per Roma, anche a livello culturale. Ci si può riscoprire anche a secoli di distanza. Tutto ciò però è poco valorizzato”.

Ma dopo tutto queste considerazioni, Simone Tangolo consiglierebbe ad un giovane di fare l’attore? “Consiglierei, banalmente – afferma - di fare quello che sogna di fare e di farlo davvero. Se non sei portato per fare l’attore, non farlo! Se non sei portato per fare l’insegnante, nemmeno! Non rovinare gli alunni! Se non sei portato per la ristorazione non fare lo chef! Il cibo è sacro. Più del teatro”. Tutt’altro che una banale risposta. Per il monteronese la cultura teatrale (o la cultura in generale) è infatti un bene da preservare: “lo Stato italiano – conclude - a differenza ad esempio di quello inglese che vive di teatro, crede ancora che con la cultura non si mangi. Roba paleolitica. Forse perché la cultura ha sempre fatto paura: meglio un popolo non pensante! Io credo che con la cultura si eviti anche di essere mangiati dall’ignoranza totale”.

Attualmente il salentino si trova in tournee con lo spettacolo “La Classe Operaia va in Paradiso” (produzione E.R.T. Emilia Romagna Teatro Fondazione). Ed è impegnato anche nel progetto musical-teatrale “Impermeabili” (insieme al collega Beppe Salmetti) in giro per tutta l’Italia. Insomma, se Simone Tangolo&Co vengono a trovarvi, non fatevi trovare impreparati.

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