“Ho reagito d’istinto ma sono vivo per miracolo. Chiameremo nostra figlia Francesca”

Lo può raccontare per fortuna. Ma sarebbe potuto andare molto peggio: “Ho temuto di morire: i colpi di pistola non mi hanno colpito solo per miracolo”.

 Alessandro Chiriatti, 31 anni, titolare del negozio di frutta e verdura “Terramica”, che sorge a Monteroni, in piazza Padre Pio, racconta quei drammatici momenti vissuti l’altra sera, cinque minuti dopo le 21, nei pressi dell’entrata laterale della sua attività, in via Montesanto. È stato lui a bloccare il rapinatore e a consegnarlo ai carabinieri della locale stazione: si tratta di Lorenzo Marra, 60 anni, di San Pietro in Lama, con alle spalle diversi precedenti penali, finito in carcere su disposizione del pm di turno Paola Gugliemi. L’arrestato, difeso dall’avvocato Massimo Bellini, dovrà rispondere se non altro di rapina aggravata, detenzione abusiva di armi e lesioni. Si è presentato nei pressi dell’attività a bordo di uno scooter senza targa. Indossava guanti di lattice, passamontagna e casco. E impugnava una beretta calibro 7.65 con matricola abrasa.

Quando mi ha puntato la pistola, intimandomi di tirare fuori i soldi, ho pensato ad uno scherzo. Poi mi ha colpito ripetutamente alla testa con il calcio dell’arma, quattro o cinque volte. E ho capito - racconta Chiriatti - le vere intenzioni di quell’uomo. Gli ho consegnato un bel po’ di contanti, circa 300 euro, che avevo addosso. Ma quel denaro non gli bastava. E mi ha picchiato ancora con la pistola: voleva tutto il marsupio con i soldi. E a quel punto, ho reagito. E l’ho scaraventato per terra. Ho agito d’impulso”.

A quel punto il malvivente ha fatto fuoco: tre o quattro colpi esplosi fortunatamente per terra, che hanno solcato l’asfalto. “I proiettili mi hanno sfiorato. Ha caricato l’arma davanti ai miei occhi: è stato terribile. Non ha sparato per intimidirmi, ma mi voleva gambizzare. Io mi sono quindi avventato per difendermi. Ne è nata poi una colluttazione, una vera e propria lotta - ricorda il giovane fruttivendolo - durante la quale sono riuscito con fatica a disarmarlo e a scagliare lontano la pistola. Urlavo, ma era come se non ci fosse nessuno. In quel momento ho pensato: se non riesco a togliergli quell’arma di mano, sono morto. Poi l’ho afferrato di nuovo, sono riuscito a bloccarlo e farlo cadere per terra. E mi sono messo di sopra. Sono stati cinque minuti di terrore che potevano trasformarsi in tragedia: nel frattempo alcuni vicini hanno chiamato i carabinieri che erano nelle vicinanze e che sono arrivati subito e lo hanno ammanettato”.

Il giovane fruttivendolo però non si sente un eroe: “Ho reagito d’istinto. A mente fredda, non avrei messo a rischio la mia vita per una rapina. Mi sono chiesto se ne sia valsa veramente la pena. Però, su due piedi, la rabbia - afferma - ha preso il sopravvento: dopo una giornata di lavoro subire una cosa del genere, essere derubato, picchiato e quasi ammazzato, ti fa davvero impazzire. Spero che sia fatta giustizia”.

Il 31enne, che tra qualche mese avrà una bambina, non smette di pensare di “essere vivo per miracolo”. E di essere scampato al peggio il 4 ottobre, nel giorno di San Francesco d’Assisi. “Io e mia moglie abbiamo deciso di chiamare nostra figlia Francesca. Che in quei frangenti una pallottola vagante non abbia ucciso nessuno è una grazia”.

Chiriatti è stato medicato al Pronto soccorso del “Vito Fazzi” di Lecce: ha rimediato sei punti di sutura in testa e uno strappo muscolare alla gamba. Per lui sette giorni di prognosi. Nulla in confronto a quello che ha rischiato.

Sul luogo della rapina sfociata nel sangue sono intervenuti i carabinieri della sezione rilievi del Nucleo investigativo che hanno repertato i bossoli. Indagano i colleghi della stazione di Monteroni e del Norm.

 

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