Centrale biometano: arriva il “no” ufficiale della Provincia. Ma ci sono 60 giorni di tempo per eventuali ricorsi

Arriva il preannunciato esito della Conferenza dei Servizi che si è svolta nella scorsa primavera.  Un atto formale che mette, per il momento, la parola fine, ad un procedimento lungo e complesso avente ad oggetto la delicatissima vicenda riguardante la gestione e lo smaltimento dei rifiuti.

Con un provvedimento notificato alle parti in data 22 novembre, la Provincia di Lecce ha disposto il rigetto formale, conseguente alla Conferenza dei Servizi del 5 maggio scorso, del progetto presentato dalla società Par srl nel lontano aprile del 2014 e finalizzato alla realizzazione di un impianto di bio-digestione anaerobica della frazione organica dei rifiuti presso il Comune di Monteroni e da realizzarsi, in particolare, presso la l’ex Fabbrica Cito esistente nella zona Industriale. La partita è quindi chiusa. O quasi. I proponenti, infatti, avranno 60 giorni di tempo per inoltrare eventuale ricorso al Tar.

Quello della Provincia è un provvedimento che nasce alla luce della posizione ampiamente negativa espressa rispetto al progetto stesso, emersa nel corso della stessa Conferenza dei Servizi, non solo da parte del Comune di Monteroni, ma anche dal Comitato cittadino “No Centrale”, Unione dei Comuni, Asl, Arpa, Vigili del Fuoco e Soprintendenza dei beni culturali. Non di minore importanza, il parere emesso dalla Regione Puglia in merito alla qualificazione dell'Impianto ed alla realizzabilità dello stesso.

Come si legge in un comunicato dell’assessore all’urbanistica avvocato Piero Favale, “il lavoro svolto da tutte le parti in causa è stato complesso, e non si può non riconoscere la qualità dell'opera prestata dalla Provincia di Lecce ed in particolare dall'ingegnere Corsini e dal dottor Piccinno nell'approfondimento e nella gestione della vicenda”.

Favale, che ha seguito la vicenda fin dall’inizio prima come avvocato del Comitato contro la centrale e poi come assessore, ribadisce che “non si può neppure omettere di ricordare l'impegno essenziale messo in campo da parte di coloro che della vicenda stessa si sono occupati. In primo luogo, il Movimento politico Monteroni a Sinistra, il primo a venire a conoscenza di ciò che stava accadendo, il primo a mobilitarsi per affrontare il problema senza mai sventolare alcuna bandiera, il primo a rivendicare la necessità della partecipazione popolare a fronte di una decisione che qualcuno stava cercando di calare dall'alto, il primo a fornire quel fondamentale supporto tecnico, attraverso l'ingegnere Ernani Favale e l'architetto Alberto Pallara, che alla fine di tutto sarebbe stato completamente sposato dalla Provincia di Lecce. In secondo luogo, il Comitato “No Centrale” che con il proprio impegno costante, con la propria presenza e con il proprio approfondimento critico della questione ha incentivato un meccanismo di partecipazione popolare che è fondamentale nella gestione dei rapporti politici e del territorio, anche per il futuro. In terzo luogo i tanti privati cittadini, le scuole di Monteroni, la politica ed i paesi dell'Unione dei Comuni che da un certo momento in poi hanno sposato la causa con incontri formativi, manifestazioni ed un movimento di opinione che ha avuto una grande importanza. Infine, il Sindaco di Monteroni Angelina Storino che nel proprio ruolo ha avuto il coraggio di essere al fianco dei propri cittadini, di fare proprie le ragioni più obiettivo della protesta - sostiene Favale - e di infischiarsene dei manifesti anonimi facendosi forte di una necessità che questo territorio avvertiva, come madre, come medico e come politico”.

L’assessore tiene a precisare che “questo comunicato arriva adesso perché solo adesso una parte importante di questa vicenda si chiude formalmente. Farlo prima del tempo sarebbe stato sbagliato nella forma e nella sostanza e si sarebbe rischiato di dare informazioni sbagliate, come qualcuno puntualmente ha fatto o ha cercato di fare”.

Si chiude quindi una fase importantissima. “Adesso, come si dice in gergo, la partita passa nelle mani degli avvocati. In effetti solo adesso – chiosa l’avvocato - contrariamente a quanto affermato da qualcuno nel corso dell'estate, hanno cominciato a decorrere i termini per impugnare il provvedimento della Provincia: 60  giorni per il ricorso al Tar o 120 giorni per il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica”.

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