La testimonianza del dott. Carlà: quella telefonata di don Salvatore Colonna...

A poche ore dall'intitolazione dell'Istituto comprensivo Polo 1 di Monteroni a mons. Salvatore Colonna, pedagogista e sacerdote, TgMonteroni ha ricevuto la testimonianza del medico Gialma Carlà sulla figura del cattedratico e teorico della “società educante”,

concetto fondamentale generato dalla riflessione scientifica di Colonna e che il prof. Paparella illustrerà nella lectio magistralis del pomeriggio del 2 maggio all'Hopera (LEGGI). Nel suo contributo il dott. Carlà racconta una personale esperienza che lo ha segnato e che mette in luce un aspetto poco conosciuto del sacerdote Colonna. Se ne pubblica il testo integrale.

“Anch’io, come del resto molti a Monteroni, guardavo a don Salvatore Colonna come ad una persona speciale circondata dal rispetto e dalla stima di tutti. Questo fatto che lo rendeva quasi inavvicinabile se non per motivi di vero rilievo, e forse anche per questo, nonostante il mio lungo impegno nei gruppi parrocchiali, mai avevo avuto l’opportunità di accostarlo ed avere con lui una certa consuetudine al di là della semplice e formale conoscenza. Accadde poi, che in occasione delle celebrazioni per il suo ottantesimo compleanno mi fu affidato l’incarico di rivolgergli un indirizzo di augurio. La cerimonia si tenne nel salone del Palazzo baronale e lì nel presentare la sua figura tratteggiai i tre aspetti della sua personalità che reputavo salienti: il sacerdote, il maestro, il consigliere. Però fu proprio al terzo aspetto, quello del consigliere, che diedi enfasi maggiore. Non sono stati pochi coloro che lo cercavano nei momenti di dubbio o di difficoltà per ottenere un parere o un consiglio e a tale incombenza egli si sottoponeva con disponibilità e prudenza.

Era scontato per me che, finita la manifestazione e scambiati col festeggiato i convenevoli di rito, non ci dovesse essere altro prosieguo. Invece la mia sorpresa fu grande quando, un paio di giorni dopo, rispondendo alla chiamata di un numero non conosciuto capì che dall’altra parte c’era mons. Colonna. Mi ringraziava dell’intervento e, cogliendomi di sprovvista, mi chiese una copia del discorso. Ora si deve sapere che per abitudine , i testi da leggere in pubblico li scrivo utilizzando la classica carta e penna apportando correzioni e cancellature che li rendono, a fatica, leggibili al solo sottoscritto. Di certo vi assicuro che non persi tempo a recapitare all’illustre richiedente quanto desiderava. Era per me allora, e rimane tutt’ora, il massimo onore che mai mi sia stato conferito. Per molto tempo poi mi sono chiesto cosa lo avesse interessato e colpito di quel mio dire.

Solo oggi, a quattordici anni dalla sua scomparsa, in occasione dell’intitolazione del Primo Istituto Comprensivo, mi pare di avere chiaro un fatto inequivocabile: l’aver sottolineato il suo ruolo di consigliere delle più importanti personalità cittadine della seconda metà del '900 avesse posto in giusta evidenza la sua influenza nel costruire quella Monteroni rispettata, ammirata e ritenuta come tra le prime e più ridenti cittadine del Salento di quegli anni”.

 

BURSOMANNO

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