Scatti al Crocifisso “con gli occhi del cuore”. Mostra di Bianca Quarta nella Matrice

Questa volta però l’idea supera il forte pensiero di timore e con convinzione mi sono messa a rappresentare le sensazioni che provo ogni volta che guardo il Crocifisso della nostra Chiesa Madre.

 In Lui un immenso dolore, ma soprattutto scorgo il grande Amore della Croce che salva tutti”. Così Bianca Quarta racconta le sue sensazioni inerenti alla Mostra Fotografica “Fotografando il Crocifisso con gli occhi del mio cuore” da lei ideata e curata presso la Parrocchia “Maria SS. Assunta” di Monteroni.

Sono immagini che catturano immediatamente l’attenzione del visitatore che viene immerso in emozioni uniche e irripetibili legate al proprio vissuto, alla propria infanzia, alla propria sensibilità. Le foto “Calvario di Gesù”, “Forme di Dolore”, “Il volto del grande Amore”, “Morte in Croce Amore senza fine”, “Morte luce salvezza”, “Piaghe e Perdono” rappresentano un itinerario artistico legato ad impressioni vissute associate ad un forte senso di fede, vera energia fecondatrice di salvezza e di perdono.

La stessa autrice dichiara: ” In Lui vedo un immenso senso di dolore ma soprattutto scorgo il grande Amore della Croce che salva tutti. Nella foto quell’Amore lo rappresento con la piccola luce che diventa speranza e forza di salvezza. Senza di essa non esiste vita ed ecco allora “Il Grande volto dell’Amore”. Con la sua forza Dio salva l’umanità e con la stessa forza il mondo può salvare se stesso. Dunque il nostro motto di vita deve essere sempre l‘Amore”.

La professionalità di Bianca Quarta è divenuta, in questo sua performance, vera e propria testimonianza di fede nelle varie forme dell’essere donna, figlia, moglie e madre poiché solo nella poliedricità della persona si può elaborare un dualismo tra competenza e conoscenza; a tal proposito così scrive Umberto Tenuta nel suo saggio “Poliedro della persona umana”: “I singoli individui si presentano con diverse sfaccettature relativamente ai loro interessi, alle loro competenze e alle loro conoscenze. Indubbiamente, Pico della Mirandola e Leonardo da Vinci erano più poliedrici di Manzoni e di Marconi. Nello stesso tempo, il poliedro costituisce un’ottima metafora per rappresentare anche l’integrazione delle diverse dimensioni della personalità: le diverse facce sono facce dello stesso poliedro”.

Si attende, ora, una nuova «riflessione visiva» della nostra “artista” monteronese.

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