Gino Chirizzi ritorna alle radici di San Fili. Seccia: più spazio alla storia locale

Chiesa di San Fili gremita per la presentazione del nuovo libro dello storico monteronese Gino Giovanni Chirizzi.

“La presenza di tante persone testimonia che questa comunità ha a cuore le proprie radici e le proprie origini, ovvero la propria storia”, ha detto l’arcivescovo di Lecce, monsignor Michele Seccia, tra i relatori dell’incontro.

Al centro del convegno l’ultimo volume dal titolo San Fili a Monteroni. Memorie bizantine, storia, culto, religiosità popolare, cronaca”, edito da Esperidi (LEGGI ARTICOLO).

Il presule ha, tuttavia, notato con rammarico la scarsa partecipazione di giovani, lodando il lavoro di Chirizzi. “Bisogna trasmettere e testimoniare i segni della fede ai figli e ai ragazzi, altrimenti rischiamo di tramandare tradizioni con la lettera minuscola. Gli studi di ricerca, come questo su san Fili, non fanno accumulare polvere - ha evidenziato l’arcivescovo Seccia - e rendono invece trasparenti e luminosi tutti quei segni della nostra fede che abbiamo ricevuto in eredità dai nostri padri”.

Il libro fresco di stampa è peraltro una riedizione riveduta e aggiornata della pubblicazione su san Fili, curata dallo stesso Chirizzi, risalente al 1993.

“Grazie, quindi, a chi ha avuto la passione di trasformare uno sfilatino in una pagnotta. Andiamo avanti - ha aggiunto il metropolita di Lecce - con convinzione e con una testimonianza coerente, ciò che consegniamo alle nuove generazioni non verrà dimenticato, anzi sarà riscoperto e vissuto. C’è bisogno di scoprire e conoscere la nostra storia locale. C’è bisogno di recuperare tante tradizioni, altrimenti il consumismo attaccherà anche la devozione”.

Insieme all'arcivescovo Seccia è intervenuto il parroco emerito monsignor Salvatore Carriero. Per i saluti hanno preso la parola la sindaca Angelina Storino, il parroco dell’Ausiliatrice, don Giorgio Pastore, l’editore Claudio Martino, l’assessore alla cultura Antonio Madaro e il presidente dell’associazione “San Fili Ausiliatrice”, Antonio Quarta

L’ultima battuta è toccata all’autore, il professore Chirizzi, che nel ringraziare relatori e pubblico ha sottolineato l’importanza di coltivare “l’albero della cultura e della civiltà” che si riconosce dalla chioma ma anche dalle radici.

La chiesa della Madonna di San Fili è per il popolo un vero e proprio “santuario” mariano, sin dalla fine dell’800 meta di pellegrini nel Lunedì dell’Angelo, oltre che cuore e simbolo dei riti della pasquetta monteronese: un luogo di culto che sorge su un’altura, e che è tornato a splendere nei decenni scorsi grazie principalmente all’impulso e all’impegno del compianto don Carmelo Martino.

Nel corso della presentazione si è parlato anche del prezioso affresco quattrocentesco e bizantineggiante della Madre di Dio, che proprio don Carmelo salvò durante l’abbattimento dell’antica cappella, avvenuto negli anni ’70, che portò poi alla riedificazione della chiesa.

Quell’affresco è “tra le più antiche testimonianze, se non la più antica, del passato monteronese”, evidenzia Chirizzi nel suo libro.

Lo storico, inoltre, chiarisce definitivamente l’origine, a lungo dibattuta, del nome del luogo: “È frutto - scrive - delle immigrazioni greche dalla Calabria, regione in cui tuttora si registra la presenza di ben cinque località col nome greco-bizantino di San Fili, ovvero San Felice: nel dialetto calabrese “Santu Fili”, proprio come nell’idioma salentino”.

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