Il “viaggio” del giovane Francesco de Rinaldis: 101 poesie per raccontare l'esistenza

Il piccolo me stesso”: il giovanissimo scrittore monteronese Francesco de Rinaldis presenta il suo primo album di poesie.

 

La poesia è un viaggio affascinante”: Francesco de Rinaldis ha le idee chiare. Il giovane 21enne monteronese, studente presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia di Bari, presenta così il suo primo album di poesie inedite “Il piccolo me stesso”. La raccolta, composta da 101 opere, si divide in cinque capitoli: “Parole per la vita”, “Musica”, “Riflessi di sensazioni”, “Natura”, “Scritte dal cuore”.

Su una base di “ermetismo” e tutta una serie di “simbolismi”, il giovane poeta ripercorre quindi le tappe dell’esistenza umana ed i sentimenti che da esse ne derivano, alla ricerca del “piccolo me stesso” residente in ognuno di noi. “Ogni elemento comune del vivere quotidiano – afferma Francesco - anche banale, possiede un significato vero, un valore creato dal ragionamento sulla sua esistenza. Lo scopo non è quello di dare un senso specifico ad elementi, animati o inanimati, che ci circondano, bensì quello di farne un esercizio continuo e costante. Solo tramite questo esercizio e questo modo di percepire la realtà, possiamo essere coerenti ed acquisire man mano che la vita scorre, le capacità di trovare il valore vero di tutta l’esistenza”.

E la passione per la poesia è nata in maniera del tutto casuale: “Una sera, viaggiando sul lato del passeggero – continua Francesco - guardai sul lato del finestrino e non riuscì scorgere la strada perché buia. Quel buio fu come un interruttore: mi catapultai con la mente in altri mondi, assentandomi dalla realtà. Immaginai un veliero nel mare e di colpo percepì la necessità di descrivere tutte le sensazioni ed emozioni che pervasero la mente.

Nacque così la mia prima poesia Navigare”. Sfogliando il suo libro non si può inoltre fare a meno di notare l’influenza di alcuni dei maggiori autori come Marcel Proust, Eugenio Montale e Dante Aligheri, da lui stesso definito come “il padre della poesia e non solo della lingua italiana”. Con l’esperienza e lo studio ha perciò maturato un concetto di “poesia” abbastanza chiaro: “E’ un dono – afferma il giovane scrittore - Riesce a distogliere la mente, da qualsiasi problema della vita. Talvolta sembra che la poesia ti dia solo un’illusione di un momento felice della realtà. In qualche modo riesce a darti la forza e farti reagire meglio. Inoltre, infonde anche degli insegnamenti preziosi.

Credo che ogni poesia rappresenti la porta per un mondo”. Pensieri non comuni, vista la realtà del XXI secolo. In un mondo sempre più “social” e meno socievole, contaminato dalla tecnologia e la conseguente rincorsa dei giovani alle sue ultime novità, la speranza di trovare persone appassionate di poesia evidentemente non è ancora morta: “prima o poi l’uomo si renderà conto del bisogno di ritornare alla poesia – aggiunge Francesco - e lo farà per ricercare la retta via dopo averla smarrita a causa della sua superficialità nel tempo che stiamo vivendo. Naturalmente a causa delle mode e dell’esclusioni di tanti valori, di cui l’uomo stesso si vergogna. Oggi l’uomo corre il rischio di diventare una macchina telecomandata. La tecnologia, è vero, è il progresso del futuro. Ma non bisogna dimenticarsi dell’esistenza dell’arte”.

E sui progetti futuri: “Voglio continuare a scrivere e ad approfondire la poesia in ogni sua parte – conclude Francesco - cercando di conciliare il tutto con gli studi di Medicina, che oltre ad essere molto impegnativo rappresenta anch’essa una forte passione come la poesia”. Insomma, medico di professione, poeta per passione. Due pianeti così lontani ed allo stesso tempo così complementari: la razionalità che sfida l’irrazionalità. Ed è impossibile, a tal proposito, non richiamare una citazione di Renè Magritte: “uno studioso al microscopio vede molto più di noi. Ma c’è un momento, un punto, in cui egli deve fermarsi. Ebbene è a quel punto che per me comincia la poesia

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