La piazza perde il suo “gran maestro”: addio a Pierino Vergori, decano dei barbieri

Se ne va un pezzo di storia. Piazza Falconieri, il cuore di Monteroni, perde il suo “custode”. Addio a Pierino Vergori, decano dei barbieri del Salento.

Un personaggio, un'istituzione del paese, un gentiluomo. Aveva 85 anni, lascia la moglie e i figli. Si è spento martedì scorso. E con la sua scomparsa cala il sipario su una bottega che ha segnato un’epoca. Per quasi settant'anni, “mesciu” Pierino ha lavorato nella sua sala da barba che sorge proprio ai piedi del municipio di Monteroni. Un locale vintage e dal fascino unico, dove il tempo sembrava essersi fermato.

Ha acceso le luci della sua attività, che ogni giorno raggiungeva in sella alla sua bicicletta, per una vita intera. Ha inforcato forbici e rasoio fino allo scorso Natale, fino a quando le condizioni di salute non gli hanno impedito di andare avanti, obbligandolo ad appendere il suo camice al chiodo. Ieri pomeriggio nella chiesa madre di Monteroni, dirimpettaia della sua storica sala, si sono svolti i funerali. In passato, il suo barbershop è arrivato a guadagnarsi anche la menzione su una rivista parigina. Ma c’è anche altro.

La scorsa estate, la piccola bottega è stata scelta come set per un servizio fotografico di moda (realizzato dal fashion photographer Mauro Lorenzo) apparso su “Style”, ovvero il magazine del South China Morning Post, giornale di Hong Kong fondato nel 1903 e distribuito in Asia e in America (LEGGI ARTICOLO). Proprio in uno degli scatti che hanno fatto il giro del mondo appariva il barbiere di piazza Falconieri. Il suo salone, che ha incrociato vizi e virtù del paese, era uno dei “monumenti” della “chiazza”. Un oblò da cui osservare la vita cittadina. E per la sua collocazione all'ingresso di Palazzo di Città, la sala da barba è stata per decenni anche il transatlantico del parlamentino monteronese.

In un’intervista rilasciata nel 2011 al Nuovo Quotidiano di Puglia, Vergori raccontava così gli anni della vecchia politica: “Ho visto nascere amministrazioni comunali nel mio salone con una semplice stretta di mano tra galantuomini. E ricordo come il sindaco Mario Marini, ad esempio, portasse addirittura più rispetto ai suoi avversari che ai suoi sodali”. È stato un testimone privilegiato del governo della cosa pubblica e delle generazioni di amministratori che si sono succedute al primo piano del Comune.

E tutti i sindaci della prima Repubblica sono stati suoi clienti. “Gli accordi prima dei Consigli comunali - continuava il suo amarcord - si facevano da me. Ovviamente non esistevano cellulari, internet e cose del genere. Quindi, chi voleva informarsi passava dal mio salone e mi chiedeva novità politiche. Arrivai per questo a guadagnarmi anche l’appellativo di Agenzia Ansa. Gran parte della storia di questo paese è transitata da qui. Sarò un nostalgico, ma all'epoca era tutt'altra cosa”, diceva Pierino Vergori. E con il suo addio, la piazza di Monteroni perde il suo gran maestro e il “salotto” della città non sarà più quello di una volta.

BURSOMANNO

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