Dalla voce tonante delle omelie all’oratorio, dalle opere realizzate ai legami costruiti con la comunità: il parroco lascia Monteroni e porta con sé la gratitudine di una città. «Per te ci saremo sempre. I semi che si piantano nel cuore delle persone possono continuare a crescere anche quando chi li ha piantati non è più presente». È forse questa l’immagine più intensa che accompagna il saluto di Monteroni a don Giorgio Pastore, dopo undici anni alla guida della parrocchia Maria Santissima Ausiliatrice. Un saluto che non è soltanto il passaggio a una nuova destinazione pastorale, Vernole (ingresso mercoledì 14 alle 19.30), ma il bilancio di un cammino condiviso, fatto di fede, opere, confronti, battaglie quotidiane e affetti che non si interrompono con una partenza.
Martedì 13 ottobre, alle 19.30, nella chiesa dell’Ausiliatrice di piazza Candido, l’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta presiederà la messa con il rito del possesso canonico del nuovo parroco, don Rodny Mencomo. TgMonteroni trasmetterà la celebrazione in diretta streaming.
Il saluto
Le parole pronunciate al termine della messa di saluto, celebrata domenica sera, hanno restituito il ritratto di un sacerdote capace di lasciare un segno profondo, con un carattere schietto e una presenza costante, talvolta scomoda, ma sempre riconoscibile. Un uomo che non ha mai rinunciato a richiamare la comunità alle proprie responsabilità e che, nel bene seminato in undici anni, trova oggi il senso più autentico della propria missione.
La parrocchia
A dare voce alla riconoscenza della comunità parrocchiale è stato Gino Giovanni Chirizzi, segretario del Consiglio pastorale, che ha esordito ricordando la distanza geografica e, soprattutto, la vicinanza umana conquistata dal sacerdote: «Originario della non vicina Cavallino, hai saputo ben radicarti nella comunità». Per questo, ha aggiunto, «ringraziamo anzitutto il Signore, perché abbiamo trovato in te un punto di riferimento ineludibile». Un punto di riferimento con uno stile tutto suo, impossibile da confondere con quello di chiunque altro. Chirizzi lo ha descritto attraverso un ritratto insieme affettuoso e sincero: «Con la tua voce tonante, le omelie infuocate e le continue sferzate, ma pure con la tua piacevole affabilità, le battute facili, i piacevoli racconti di tutta una vita vissuta e le tue frecciate, umane fragilità ed errori, ci sei stato fratello, padre, amico». Una frase che racchiude il rapporto costruito con i fedeli: la fermezza e la familiarità, il richiamo e il sorriso, la parola che scuote e la disponibilità ad ascoltare. Il tutto con un obiettivo preciso: «Condurre a Cristo la gente a te affidata». È attorno a questa missione che, secondo il segretario del Consiglio pastorale, si è sviluppato l’impegno di don Giorgio, caratterizzato da una dedizione instancabile e da una presenza quasi ininterrotta. «Fondamentale e preziosa la tua presenza costante: mai una vacanza o un’assenza se non per motivi di salute o di lutto!». Sempre pronto ad avvicinare gli altri e a lasciarsi avvicinare, il parroco ha rappresentato per molti un riferimento quotidiano, capace di offrire ascolto e conforto. Al centro del suo ministero, ha ricordato Chirizzi, l’amore per «la Parola e l’Eucaristia», accompagnato dall’invito incessante a condividerle e a tradurle nella vita. Una fede legata alle liturgie solenni e alle tradizioni, ma senza chiudersi davanti ai cambiamenti della società. Perché la Chiesa, nelle intenzioni del sacerdote, non doveva essere soltanto il luogo delle ricorrenze religiose, ma una comunità viva, capace di accogliere e accompagnare le persone ben oltre il battesimo, il matrimonio e il funerale. «Con il chiaro proposito di far cadere i molti muri di indifferenza e di individualismo», ha sottolineato Chirizzi, don Giorgio ha cercato di «inculcare un vivere solo secondo il Vangelo» e di rendere «la Chiesa finalmente centro concreto di comunione». Un progetto ambizioso, non privo di difficoltà e di delusioni. «Nel corso degli anni, alcuni collaboratori e gruppi operativi sono venuti meno. Una ferita particolare è stata la perdita del gruppo giovanile, vissuta con sofferenza dal parroco e dalla comunità. Ben sappiamo, tu e noi, che i giovani sono il futuro», ha ricordato Chirizzi, richiamando una questione che resta aperta anche per la vita della parrocchia.
Ma il commiato è stato soprattutto il momento per ricordare ciò che è stato costruito e ciò che resterà. Il campanile, la facciata della chiesa, il decoro degli edifici parrocchiali e, soprattutto, l’oratorio “San Giovanni Paolo II”, nato per offrire ai ragazzi uno spazio d’incontro e crescita. E poi la catechesi per bambini e adulti, l’associazione musicale, la banda, i cori, i ministranti, il rilancio dell’Azione Cattolica e dell’Apostolato della Preghiera, la riqualificazione della Caritas e la rivitalizzazione della Confraternita “San Gaetano da Thiene”, impegnata anche nelle adozioni a distanza e nelle borse di studio per gli studenti.
Un lavoro che ha interessato anche il santuario di San Fili, la sua rettoria e le tradizioni popolari, fino alle feste dell’Ausiliatrice e della Madonna di San Fili, divenute occasioni di partecipazione e aggregazione. Tra i risultati più significativi, Chirizzi ha indicato il ruolo riconosciuto ai laici nell’attività pastorale: non semplici esecutori, ma persone chiamate a essere corresponsabili delle scelte e del cammino della comunità.
«Per tutto quanto detto finora, per i molteplici meriti da te senza dubbio acquisiti giorno dopo giorno», la comunità ha augurato a don Giorgio ogni bene, soprattutto spirituale, e persino «ulteriori 9/11 anni di intensa proficua attività pastorale». Un augurio accompagnato dalla certezza che Monteroni non sarà dimenticata: «Nella convinzione che ci terrai presenti non soltanto nella tua mente e nel tuo cuore, ma specialmente nella tua preghiera!». La conclusione è stata affidata a due parole che sono insieme saluto e incoraggiamento: «Ad maiora, don Giorgio!».
La sindaca: «Porta con te il ricordo di Monteroni»
Anche la sindaca Mariolina Pizzuto ha voluto sottolineare il legame costruito dal parroco con la città, riconoscendo proprio nella schiettezza del suo carattere uno dei tratti distintivi del servizio svolto in questi anni. «Don Giorgio ha portato tra noi il suo modo di essere schietto, diretto, la capacità di parlare con chiarezza, di farci riflettere e di chiamarci al senso delle cose», ha affermato. Un modo di essere che Monteroni, ha assicurato, «ha conosciuto e ricorderà». Nel suo intervento, la prima cittadina si è soffermata in particolare sull’oratorio, uno dei progetti più cari al sacerdote. «Ha sempre cercato, anche con le poche risorse a disposizione, di tenere aperto l’oratorio e offrire ai nostri bambini e ai ragazzi un luogo dove stare insieme, giocare e crescere». Perché, ha spiegato, «avere uno spazio è importante, ma è la volontà di renderlo vivo e accogliente. E quella è la cosa che fa la differenza».
Un impegno sostenuto con insistenza, anche nei confronti dell’amministrazione comunale. «Don Giorgio su questo non mi ha mai dato tregua. Mi chiedeva di promuovere altre iniziative, di fare qualcosa in più per l’oratorio, di realizzare un campetto per i ragazzi». Una determinazione che oggi potrebbe trovare nuove opportunità in un bando dedicato proprio alle attività degli oratori, al quale il parroco ha voluto partecipare insieme al Comune, condividendo un progetto per laboratori e iniziative rivolte ai giovani. «Mi auguro di cuore che questo progetto venga finanziato», ha detto Pizzuto, auspicando che le risorse possano dare continuità all’impegno avviato e offrire ai ragazzi nuove occasioni di incontro e crescita. E poi l’invito, carico di affetto: «Caro don Giorgio, speriamo di poterti invitare presto per vedere questa attività: sarebbe bello condividere con te il frutto di un impegno che hai sostenuto con tanta convinzione». L’amministrazione ha consegnato al sacerdote una targa come segno di gratitudine per il cammino condiviso. La dedica riassume il sentimento della città: «Con profonda gratitudine per aver accompagnato la nostra comunità con fede, ascolto e decisione. Il bene seminato resterà nel cuore di Monteroni, che la accompagna con affetto nel suo nuovo cammino pastorale». E proprio quel bene seminato torna nelle parole conclusive della sindaca: «Anche nella schiettezza del tuo carattere abbiamo riconosciuto la cura per questa comunità e per questo ti ringraziamo. Porta con te il ricordo di Monteroni».
San Fili, undici anni di cammino e una promessa: «Per te ci saremo sempre»
Il saluto era cominciato già sabato sera, con l’ultima messa celebrata da don Giorgio nel santuario della Madonna di San Fili, simbolo ed epicentro della pasquetta dei monteronesi nel Lunedì dell’Angelo. Qui, il presidente del Comitato ha ripercorso con un sorriso la storia di una collaborazione durata undici anni, cominciata quasi per caso e diventata un legame destinato a sopravvivere al cambio di parrocchia. «Ricordo ancora quando arrivasti a Monteroni. Ero stanco di gestire due comitati festa e avevo deciso di rassegnare le dimissioni». Ma il nuovo parroco aveva altri progetti. «Tu mi dicesti: “Antonio, sono appena arrivato. Fammi il favore di fare ancora un anno il presidente dell’Associazione Madonna di San Fili – Palo della Cuccagna e dell’Ausiliatrice. Poi rifaccio tutto, trovando il tuo sostituto”». La battuta che segue restituisce tutta la familiarità di quel rapporto: «Ebbene, oggi, dopo undici anni, sei tu che vai via… e io sono ancora qui!». Poi la riflessione, più profonda: «Questo, secondo me, significa che qualcosa ci legava». Non sono mancati momenti difficili e divergenze, anche per il carattere deciso di entrambi. Ma, ha ricordato il presidente, «abbiamo continuato a camminare insieme, ognuno rispettando il proprio ruolo, ma sempre con stima reciproca». E i risultati sono sotto gli occhi della comunità: la rettoria di San Fili ha ritrovato il posto che merita tra le grandi feste cittadine; sono stati ristrutturati il campanile e la facciata della chiesa dell’Ausiliatrice, realizzato l’oratorio e restituita bellezza al santuario. «Insomma, don Giorgio, posso dirlo con un sorriso, ti sei avvicinato più tu al mio mestiere di quanto io mi sia avvicinato al tuo!», ha scherzato il presidente. Ma il cuore del suo saluto è arrivato subito dopo, quando le opere materiali hanno lasciato spazio a ciò che davvero conta. «Le opere materiali, prima o poi, possono cambiare, invecchiare e avere bisogno di essere rifatte. I semi che si piantano nel cuore delle persone, invece, possono continuare a crescere anche quando chi li ha piantati non è più presente». È questo, secondo il presidente, il lascito più importante del sacerdote: «Lasci semi che sono già cresciuti, altri che stanno crescendo e altri ancora che germoglieranno negli anni a venire». Una presenza destinata a restare, anche quando le strade si separano. «Per questi sarai sempre vicino a noi e quando avremo bisogno di te, sapremo dove venirti a cercare. E tu ricordati che, in qualsiasi momento, potrai cercare noi. Per te ci saremo sempre, e potrai sempre contare su di noi». Un impegno reciproco, una promessa che supera il confine di una parrocchia e di un incarico. Il presidente ha invitato don Giorgio a portare con sé il ricordo «di questa comunità, con le sue bellezze, le sue difficoltà, le sue feste, le sue tradizioni e, naturalmente, anche i suoi presidenti un po’ testardi!». Poi il ringraziamento, a nome personale e dell’associazione: «Grazie, don Giorgio».
«Il bene che hai seminato resterà nei nostri cuori»
Dopo la celebrazione, il saluto è proseguito nel salone parrocchiale di piazza Candido, con la festa della comunità e una torta che ha condensato in poche righe il sentimento di quei giorni. «Grazie, Don, per tutto ciò che hai donato alla nostra comunità. Hai lasciato un segno nei nostri cuori con la tua presenza, le tue parole, la tua disponibilità e il tuo modo di essere sacerdote». Nelle parole della dedica c’è il senso di un distacco che non cancella quanto vissuto: «Anche se oggi le nostre strade si dividono, porteremo con noi i momenti condivisi, i tuoi insegnamenti e il bene che hai seminato in mezzo a noi». A don Giorgio l’augurio di proseguire il cammino «con fede e serenità, accompagnato sempre dalla luce del Signore». E infine il saluto della parrocchia, semplice e definitivo soltanto in apparenza: «Ti salutiamo con affetto e riconoscenza. Grazie di cuore e buon cammino!». Undici anni si chiudono così, tra parole schiette, ricordi e gratitudine. Monteroni saluta il suo parroco: restano le opere, le tradizioni, l’oratorio, le relazioni costruite e, soprattutto, quei semi affidati al futuro.














