Una chiesa gremita, gli occhi lucidi, gli abbracci e la commozione di una comunità che si stringe attorno al suo parroco. Dalla nascita dell’oratorio “San Giovanni Paolo II” agli anni difficili della pandemia, don Giorgio Pastore ha ripercorso il cammino vissuto insieme ai parrocchiani e ha lanciato il suo appello: «Restate uniti. È bello spendersi per il Vangelo e per i valori veri».
L’ultima messa
Ci sono saluti che non si esauriscono con una stretta di mano, né con le ultime parole pronunciate dall’altare. Ci sono saluti che portano con sé undici anni di vita condivisa, volti, ricordi, difficoltà superate insieme e legami che il tempo non cancella. È stato così domenica sera, 11 ottobre, a Monteroni, dove la comunità parrocchiale di Maria Santissima Ausiliatrice si è riunita per salutare e ringraziare don Giorgio Pastore, che lascia l’incarico di parroco dopo undici anni di servizio pastorale. Martedì 13 ottobre, alle 19,30, l’arcivescovo di Lecce, Angelo Raffaele Panzetta, insedierà il nuovo parroco don Rodny Mencomo: una celebrazione che TgMonteroni trasmetterà in diretta streaming. Mercoledì 14 ottobre, alla stessa ora, don Giorgio comincerà poi il suo nuovo incarico di parroco nella chiesa madre di Vernole.
Una celebrazione intensa, quella di domenica sera, attraversata da emozioni profonde, lacrime e abbracci. La chiesa, gremita di fedeli, si è trasformata nel luogo di un saluto che aveva il sapore della gratitudine, ma anche la malinconia di chi sa che un capitolo importante della propria storia si sta chiudendo. Al termine della messa, la comunità si è ritrovata nel salone e nel campetto dell’oratorio per condividere un altro momento insieme, tra il taglio della torta, gli abbracci e le parole sussurrate con la voce rotta dall’emozione. Non era soltanto il saluto a un sacerdote che cambia destinazione. Era il saluto a una presenza entrata, giorno dopo giorno, nella vita di tante persone e di tante famiglie. Prima della parole del parroco uscente, i saluti della sindaca Mariolina Pizzuto e del segretario del consiglio pastorale, Gino Giovanni Chirizzi (di cui TgMonteroni dà conto in un articolo a parte).
Il saluto
Undici anni passati in fretta, ma pieni di storia, cominciati il primo novembre 2015. «Sono stati undici anni, sono stati velocissimi», ha detto don Giorgio, ripercorrendo un cammino nel quale non sono mancati momenti felici, sfide e passaggi dolorosi. Undici anni che, nel ricordo, sembrano essere trascorsi in un attimo, ma che hanno lasciato segni profondi nella vita della parrocchia e della città. Nel suo saluto, il sacerdote ha rivendicato con semplicità il proprio modo di essere: «Sono stato schietto e autentico, non cambio il mio modo di essere per un’etichetta». Parole che restituiscono il ritratto di un uomo che ha scelto di vivere il proprio ministero senza nascondersi dietro le formalità, con il carattere, la franchezza e la convinzione di chi crede nell’importanza di essere autentico nelle relazioni. Un percorso fatto di incontri, scelte e responsabilità, nel quale la fede si è intrecciata con la vita concreta delle persone. Tra le pagine più significative di questi undici anni, don Giorgio ne ha ricordate soprattutto due: la nascita dell’oratorio “San Giovanni Paolo II” e l’esperienza dolorosa della pandemia.
«Era il 2016 quando, in appena un mese e mezzo, prese forma l’oratorio “San Giovanni Paolo II”. Un progetto che ancora oggi rappresenta uno dei segni più visibili del cammino compiuto dalla comunità parrocchiale. L’oratorio lo facemmo in un mese e mezzo, nel 2016», ha ricordato don Giorgio, richiamando un’esperienza che racconta molto della capacità di una comunità di mettersi in movimento quando condivide un obiettivo. E proprio da questa esperienza è arrivato uno dei messaggi più forti lasciati dal sacerdote ai suoi fedeli: «Questo è Monteroni, una capacità impressionante, se siete uniti. Se vi dividete non si fa nulla. Restate uniti». Un invito semplice e, allo stesso tempo, impegnativo. Perché ciò che è stato costruito in undici anni non resti soltanto un ricordo, ma continui a vivere attraverso la partecipazione, la solidarietà e la capacità di camminare insieme. L’altro momento che ha segnato profondamente il ministero di don Giorgio è stato il periodo della pandemia. Un tempo difficile, che ha cambiato le abitudini, isolato le persone e messo tante famiglie davanti a nuove fragilità. «Sono successe tante cose, anche il Covid che ci ha segnato in maniera forte», ha raccontato il sacerdote. «In quegli anni, però, accanto alla paura e alle difficoltà è emersa anche la parte più generosa della comunità. Ricordo l’aiuto offerto alle famiglie in difficoltà e la straordinaria risposta di tante persone, capaci di condividere ciò che avevano per non lasciare indietro nessuno. Abbiamo aiutato le famiglie in quel periodo: mentre il mondo si chiudeva in casa, lasciai la porta della chiesa aperta. C’è un’immagine che mi resta impressa: la chiesa riempita non soltanto di preghiere, ma anche di pacchi destinati a chi aveva bisogno. Un segno tangibile di solidarietà, un gesto collettivo che ha trasformato la vicinanza in aiuto concreto».
In quella chiesa, quei pacchi raccontavano storie di attenzione, sacrifici silenziosi e mani tese. Raccontavano una comunità che, nei giorni più difficili, aveva saputo riconoscere il volto di chi soffriva e rispondere con generosità. Per don Giorgio, quella è stata una delle dimostrazioni più significative della forza di Monteroni: una forza che si esprime quando le persone scelgono di stare dalla stessa parte, senza divisioni, unite dal desiderio di fare del bene. Nel saluto ai fedeli, il sacerdote non si è limitato a guardare indietro. Ha voluto lasciare alla comunità un invito per il futuro, una consegna che va oltre la conclusione del suo incarico. «È bello spendersi per il Vangelo, spendersi per la Chiesa. E io questo vorrei che ciascuno di voi facesse. Spendere la vita per ciò che conta, per ciò che vale, per i valori veri in cui crede davvero». Parole che suonano come un’eredità spirituale. Non un bilancio fatto soltanto di opere realizzate o di anni trascorsi, ma un richiamo a ciò che dà significato alla vita: la fede vissuta, la carità, la vicinanza agli altri, la disponibilità a mettersi in gioco.
La celebrazione è stata attraversata anche da una commozione più intima e personale. Il momento più toccante è arrivato quando don Giorgio, con la voce rotta dalle lacrime, ha ricordato dall’altare la morte della madre, scomparsa durante l’estate. Per il sacerdote, questi undici anni si concludono in un periodo particolarmente delicato, segnato da un lutto profondo e dalla necessità di affrontare un nuovo cambiamento. Le sue parole, pronunciate davanti alla comunità, hanno lasciato trasparire tutta la fatica di un passaggio che non riguarda soltanto il ministero, ma anche la vita personale.
«In poche settimane, dopo aver perso mia madre, cambiare è indubbiamente anche un altro colpo, perché comunque bisogna ricominciare, però questo ti riporta a mettermi in moto, a rifare tutto».
Un dolore che si intreccia con un nuovo inizio. «Il Signore non fa nulla a caso. E questo è quello che sono io che ho imparato in tanti anni. Se il Signore ha deciso così, vuol dire che questo serve per me». La comunità ha salutato don Giorgio con l’affetto di chi riconosce il valore del cammino percorso insieme. Lui, dal canto suo, ha affidato ai fedeli un ultimo pensiero, semplice e pieno di significato: «Grazie di tutti e buon cammino a tutti. Che possiate crescere sempre nella fede e nella carità, nell’amore». È con queste parole che si chiude un capitolo lungo undici anni.











