«Mi tremano le gambe. La mia vita è per voi»: don Enrico torna a casa da sacerdote e abbraccia Monteroni. La prima messa IL VIDEO

È tornato a quel ricordo di quando, poco più che ragazzino, si sedette per la prima volta all’organo. Era così piccolo che non riusciva nemmeno ad arrivare ai pedali. Domenica sera, davanti alla chiesa di Maria Ausiliatrice, quelle stesse parole sono diventate il filo conduttore di una giornata che per il 25enne don Enrico De Leo resterà per sempre nella memoria: la sua prima messa da sacerdote nella sua Monteroni, proprio lì dove è sbocciata la sua vocazione. A trent’anni dall’ultima ordinazione di un monteronese.

La celebrazione trasmessa in diretta da TgMonteroni (a cura di Angela Colonna)

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Don Enrico è stato ordinato sacerdote sabato mattina nella cattedrale di Lecce. Il giorno dopo è tornato nella sua comunità per celebrare la prima messa, accolto in piazza Candido dalla sua gente, quella che lo ha visto crescere e accompagnato nel cammino che lo ha portato al sacerdozio. Accanto a lui, durante la celebrazione, il parroco don Giorgio Pastore, monsignor Michele Di Tolve, suo rettore al Pontificio Seminario Romano Maggiore, dove don Enrico si è formato, e numerosi sacerdoti di Monteroni e della diocesi. In piazza, insieme alle autorità e alla comunità parrocchiale, c’era soprattutto la sua gente. Prima della celebrazione, i saluti istituzionali, con l’intervento della sindaca Mariolina Pizzuto e quello di monsignor Di Tolve, rettore del seminario nel quale don Enrico ha compiuto il suo percorso di formazione.

L’omelia

Poi la messa e, nell’omelia, il ricordo di quella prima volta all’organo, quando le gambe tremavano per l’emozione e fu suo padre a rassicurarlo. «Nei giorni scorsi – ha detto don Enrico nell’omelia – pensavo a come sarebbe stato questo momento, e mi è tornato alla mente il ricordo di quando, un bel po’ di anni fa, poco più che ragazzino, mi sono seduto per la prima volta all’organo. Ero talmente piccolo che non riuscivo ad arrivare ai pedali e poco prima della messa mi voltai verso mio padre e dissi: “Papà mi tremano le gambe” e mi rispose: “Non ti preoccupare, ora suona”. Ecco, è proprio la stessa sensazione, ma questa sera sono certo che sarà il Signore a guidare e a suggerire le parole giuste».

Il ringraziamento

Alla fine della celebrazione, un altro momento emozionante: il discorso di ringraziamento di don Enrico. Parole rivolte direttamente ai suoi genitori, alla sorella Bea, ai nonni e a tutta la sua gente di Monteroni. Un grazie che è diventato anche una dichiarazione d’amore e di responsabilità verso la comunità che lo ha accompagnato fino a questo momento. «La vita che vivo da appena un giorno – ha detto don Enrico – è per voi e prendo in prestito le parole di Gesù per dirvi che ho desiderato ardentemente mangiare questa Pasqua con voi. Siete stati tutti con me su questo altare, siete diventati un unico corpo nel pane che lo Spirito, per mezzo delle mie mani, ha consacrato. Siete quindi divenuti offerta della vita a Dio, pane, e se permettete, pane saporito. Ogni grazia che potrei dire risulterebbe allora riduttivo, perché avete fatto davvero tanto e avete messo a disposizione tutta la bellezza della vostra generosità di tempo, affetto e risorse, facendo emergere talvolta anche ciò che ogni tanto ad una comunità è necessario, cioè il confronto e il decidere insieme. Ciascuno di voi si senta corresponsabile oggi della mia gioia. Senza di voi tutto questo non avrebbe alcun senso». Poi lo sguardo alla sua città: «Cara Monteroni, ti auguro di condividere la stessa gioia che oggi mi invade e mi travolge. La gioia di chi oggi è giunto ad una nuova parvenza, di chi ha ricevuto una nuova vocazione. Certo, da ieri sacramentalmente sono presbitero, ma è altrettanto vero che da oggi sono chiamato a diventarlo. Sono ministro di Cristo e della sua misericordia, ma il cammino per crescere nell’amore inizia alla fine di questa celebrazione. Ora inizia una vita che insieme con voi chiedo sia guidata dall’obbedienza e dalla fedeltà. Mentre sale a Dio il rendimento di grazie per ciascuno di voi e per quello che siete per me, vi chiedo di continuare a pregare Maria Ausiliatrice, madre della fiducia, perché con lei che ha fatto tutto, guidi i miei passi, mi prenda in braccio e mi insegni, da quando toglierò questa sera questa casula, come si diventa discepolo di Cristo e sacerdote per sempre».

La festa

Al termine della prima messa, poi, la festa di comunità nel campetto dei locali dell’Oratorio e dell’Azione cattolica: lacrime e abbracci. Ma anche canzoni ed emozioni.

Foto di Arturo Caprioli

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