La commemorazione del 4 novembre si trasforma in un caso politico. Sulla nuova lapide dedicata a un concittadino caduto durante la Seconda Guerra Mondiale compare la dicitura C.N., ovvero “Camicia Nera”. Insorge il gruppo di opposizione “In Cantiere”: «Un errore inaccettabile». Chiesto un intervento immediato dell’Amministrazione comunale. Sul piede di guerra anche Avs. Ma Fratelli d’Italia difende la scelta: «Non ci sono morti di serie A e di serie B».
Il caso
Una sigla di appena due lettere, incisa su una lapide nel cuore della memoria collettiva, fa esplodere il caso. A Monteroni, la commemorazione del 4 novembre, giornata dedicata all’Unità nazionale e alle Forze armate, è stata segnata da una polemica sulla nuova iscrizione svelata al Monumento ai Caduti in memoria di un concittadino morto durante la Seconda Guerra Mondiale. A far discutere è la dicitura “C.N.”, riportata prima del nome. Una sigla che sta per Camicia Nera e che identifica gli appartenenti alla Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (Mvsn), il corpo paramilitare del regime fascista, legato al Partito Nazionale Fascista guidato da Benito Mussolini. La Milizia fu poi trasformata dallo stesso Mussolini in un corpo di gendarmeria a ordinamento militare inquadrato all’interno delle forze armate del Regno d’Italia. La Mvsn fu sciolta dopo la firma dell’armistizio del 1943.
Ma la vicenda presenta anche un ulteriore elemento storico: il monteronese ricordato sulla targa era un Imi, un Internato militare italiano, catturato dai tedeschi dopo l’armistizio, deportato e internato. Ciò vuol dire che prese le distanze dal regime fascista. Morì nel 1944. Una storia personale tragica, dunque, che si intreccia con le vicende della guerra e della prigionia nazista. Ma la scelta di identificarlo pubblicamente attraverso la sigla “C.N.” ha sollevato interrogativi e forti contestazioni.
Le polemiche
A dare la stura alle proteste è il gruppo di opposizione “In Cantiere”, che ha contestato la scelta parlando di un’equiparazione inaccettabile tra le forze armate regolari e le organizzazioni paramilitari del fascismo. «Un momento istituzionale importante quello del 4 Novembre che, purtroppo, contiene un’ombra inaccettabile: l’inserimento della sigla “C.N.” (Camicia Nera). Le Camicie Nere non erano una normale forza dell’ordine, ma un corpo paramilitare del Partito Nazionale Fascista, fedele al Duce e integrato solo in seguito nello Stato fascista. Accostare questi simboli alle forze armate regolari genera un’inaccettabile equiparazione morale e politica tra chi ha servito le istituzioni e chi ha fatto parte della dittatura. La Costituzione e le leggi Scelba e Mancino vietano espressamente l’esaltazione dei simboli fascisti in contesti pubblici. La pietà per i defunti appartiene alla sfera privata, ma lo spazio pubblico, davanti alle scolaresche e alle autorità presenti alla cerimonia, deve rispettare i principi democratici. È stato commesso un errore inaccettabile. Chiediamo all’Amministrazione comunale di intervenire subito per sanare questa gravissima ambiguità sul nostro monumento».
Una contestazione che investe non soltanto la scelta della dicitura, ma il significato stesso della memoria pubblica e dei simboli collocati in un luogo istituzionale.
Sul caso è intervenuto anche il partito di Avs Monteroni (Alleanza Verdi Sinistra). «Non volevamo crederci. Ma la realtà – si legge nella nota di Avs – come sempre supera, e di gran lunga, la fantasia. E quindi accade che nella futuristica Monteroni di Lecce, l’amministrazione littoria comunale decida di inserire sulla lapide dei nostri caduti» anche la sigla c.n., ovvero Camicia Nera. «Come Sinistra Italiana Avs Monteroni chiediamo all’Amministrazione comunale di chiarire le ragioni di questa scelta, spiegando come si sia arrivati a questa decisione e di intervenire affinché la targa venga corretta, eliminando un riferimento che rischia di produrre un’equivalenza incredibile ed inaccettabile in uno stato come il nostro, ripetiamo, nato dalla resistenza al fascismo. Ai nostri amministratori vorremmo ricordare che l’Italia nasce dalla resistenza antifascista dei partigiani. Essere fascisti, dichiararsi tali, esporre simbolo che richiamino al fascio è reato in Italia. Mettere insieme su uno stesso monumento militari che sono morti per la patria e squadristi è quanto meno imbarazzante», conclude la nota.
Le reazioni
A difendere la presenza di quella sigla è invece Fratelli d’Italia. «Nel nostro paese c’è chi vorrebbe decidere quali morti meritano di essere ricordati e quali no. Un caduto in guerra è un caduto in guerra. Quel ragazzo, con addosso una camicia nera, catturato, deportato e internato nei lager nazisti, è morto lontano da casa, come migliaia di altri giovani italiani. Ha lasciato una madre, una famiglia, un paese che lo aspettava. Ricordarlo su una targa non è apologia. Non è politica. È memoria. È rispetto per chi ha dato la vita». Ad affermarlo è l’ex vicesindaco e dirigente nazionale di Fratelli d’Italia, Massimiliano Manca. «Chi oggi si scandalizza per un nome su una targa insieme ad altri dovrebbe sapere che la storia non si cancella, ma si analizza e si racconta tutta. E la memoria non si divide tra morti di serie A e morti di serie B. Quella targa ha ragione di essere, perché dimenticare è la vera offesa. Onore a tutti i caduti», conclude Manca.





