Aneddoti, storie e ricordi di quel lontano 1976

Sono intrisi di amarcord i ricordi di chi ha vissuto “in diretta” i mondiali del settembre 1976 al Velodromo degli Ulivi: “la pagina più bella della storia di Monteroni”. A distanza di quarant’anni, la realtà di un impianto disastrato fa a pugni con i flashback dei bei tempi che furono: una struttura fiore all’occhiello del ciclismo nazionale, da almeno due decenni emblema invece del degrado, manco fosse ostaggio di una maledizione.

A tirarla fuori dal dimenticatoio è la visita del suo campione Moser, ciclista italiano che ha ottenuto più vittorie in carriera (273). E molti appassionati, che sperano in un ritorno al futuro del glorioso impianto, si presenteranno all’appuntamento con lo “Sceriffo” in sella alla loro bicicletta.

A Monteroni è custodita la maglia azzurra con cui Moser trionfò al Velodromo. A conservarla da allora è Giuseppe “Pippi” Guido, classe 1938, rappresentante della Federazione ciclista a quei mondiali. Faceva parte dell’organizzazione ed è stato lui uno dei primi ad abbracciare Moser. “La gara era finita da pochi secondi. Aveva vinto l’oro. Lui era ancora in sella e appena si fermò - racconta Guido, 78 anni - gli andai incontro e gli dissi: togliti questa maglia che è tutta sudata. Nel frattempo avevo fatto preparare quella di ricambio. E io mi presi la maglia azzurra con cui diventò campione del mondo: è un cimelio. Sono passati 40 anni anche per me e purtroppo non ricordo tutto. Ricordo però che fu una vittoria quasi scontata: nessuno aveva la pedalata di Moser”. Riannodare i fili di quelle emozioni, però, è come mettere il dito nella piaga. “Mi piange il cuore a vedere il Velodromo in quelle condizioni. Una cosa assurda. Spero ritorni all’antico splendore. Nel caso, sarebbe un dovere morale - afferma Guido - intitolarlo al compianto sindaco Mario Marini, padre di quella struttura e protagonista di quella bellissima pagina”.

E un’altra memoria storica è proprio il fratello, il professore Renzo Marini, vecchia gloria del basket locale, che ai mondiali si occupò della logistica. “Andreotti, all’epoca presidente del consiglio, atterrò con l’elicottero direttamente nel Velodromo. Tutto il paese - rammenta Marini - contribuì compatto per la buona riuscita, ci fu un vero spirito di squadra, oggi cosa rara. I dirigenti delle nazionali furono entusiasti dei luoghi e dell’accoglienza ricevuta. Nacquero belle amicizie. Alcuni ritornarono anche a distanza di anni. Mio fratello ha avuto diverse intuizioni lungimiranti: Velodromo e quindi palazzetto dello sport, piscine e quant’altro. Organizzò un consorzio di società sportive a cui affidò l’intera gestione e in cui c’erano sia i democristiani che i comunisti. Poi questo consorzio negli anni successivi fu commissariato chissà per quali motivi e poi fallì. E dal quel momento cominciò la rovina del Velodromo. La vera scommessa quindi - avverte Marini - sarà la gestione, non tanto la ristrutturazione”.

Infine, un altro aneddoto lo rispolvera il decoratore Giovanni Bisconti che ricorda come “con una apposita ordinanza, il sindaco Marini fece pitturare tutti i prospetti delle abitazioni affinché Monteroni si presentasse più bella e pulita agli occhi dei tantissimi ospiti e turisti che provenivano da tutto il mondo”.

 FOTO: QUARTA

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