L'Inno a Sant'Antonio. Devozione e identità del popolo monteronese

La prima domenica di agosto è una data importante per il popolo monteronese: è il giorno della festa di Sant’Antonio da Padova, il nostro Santo Protettore.

Gli spari della “salva mattutina” annunciano la festa; il concerto bandistico entra in Piazza Falconieri con una marcia sinfonica per ben presentarsi al pubblico presente e al comitato festa, già da molte ore impegnato nell’ottimizzazione dei vari momenti sia civili che religiosi. Tutta la giornata è caratterizzata da un clima vivace e gioviale arricchito di tradizione e di devozione che ogni monteronese elabora nel proprio vissuto. Questo itinerario, che è un intreccio tra cultura e devozione, conduce il fedele-ascoltatore verso l’appuntamento con l’inno composto nel 1944 da don Antonio Mocavero e musicato dal maestro Nicola Salzano (come autografato in partitura per banda). L’inno ha reso unico il rito dei festeggiamenti in onore del Santo.
Non c’è monteronese che non lo conosca per averlo cantato tante volte sin dalla propria infanzia. La comprensione del brano è utile per far sentire ciascuno parte essenziale della storia del proprio popolo, della propria identità. L’ascolto dell’inno è un interessante viaggio sonoro attraverso varie tappe e altrettanti momenti d’intenso coinvolgimento emotivo legati al testo. L’introduzione è affidata alla banda disposta al gran completo con tutti gli strumenti. Il primo momento, affidato al coro di voci bianche, avviene attraverso “Sentono i popoli”. Si tratta di un segmento carico di tensione in cui suoni e voci si inseguono con tenacia e saldano ulteriormente il loro rapporto mediante l’intervento mirato di strumenti dal timbro scuro. Dopo si assiste al primo episodio strumentale. È la banda che emerge dal fondale armonico e innesta una serie di cellule ritmico-melodiche che offrono un risultato quasi contrappuntistico. Il secondo intervento del coro avviene con “Noi ti preghiamo ognor”. 
Il leggero tappeto armonico affidato alla banda ha modificato tutto il percorso precedente; si è in presenza di un flusso sonoro ben controllato al fine di tranquillizzare l’ascoltatore e renderlo più vicino al testo, ora divenuto un’invocazione al Santo. Il secondo ed ultimo episodio strumentale apre con un momento di stasi: come se il tempo si fosse fermato. Il compositore, dopo, realizza un imponente “inseguimento” sonoro tra le due sezioni principali della banda: partono gli ottoni che vengono immediatamente tallonati dalle ance dei clarinetti. Non appena i due gruppi riescono ad incontrarsi esplode l’ultima parte vocale ”Di fede allietasi”.  Il coro ha il timone dell’ultimo tratto e viene sostenuto ampiamente dagli strumenti; il testo regala immagini ed emozioni della vita dell’uomo sempre supportati dalla presenza del santo patavino e così facendo si raggiunge il gran finale. Anzi un doppio finale.
Il brano con il testo termina con un colore scuro, quasi triste ma negli ultimi secondi la melodia, affidata solo alla banda, restituisce, in un turbinio di suoni, la solarità e la gioia di un incontro fuori dall’ordinario, fuori dal pensiero razionale: si gioisce per il nostro protettore Sant’Antonio da Padova.         

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