Da Pagani a Monteroni, dopo 50 anni i “ragazzi” di padre Franco sulla tomba del loro maestro di vita

A cinquant'anni dalla tragica scomparsa, i “ragazzi” di padre Franco Scigliuzzo vanno in “pellegrinaggio” sulla sua tomba, nel cimitero di Monteroni.

Sono arrivati ieri da Pagani, dalla provincia di Salerno, per fare visita al loro maestro di vita, prima ancora che padre spirituale.

In tutto una trentina di persone, che mezzo secolo fa erano poco più che adolescenti. Avevano tra i 16 e i 18 anni, quando nel 1967 furono coinvolti nel progetto educativo e nella missione sociale del giovanissimo padre Franco.

Padre Sciugliuzzo - figura rimasta pressochè sconosciuta nella sua Monteroni - era, infatti, un missionario redentorista. Nato il 26 luglio 1942, a soli 12 anni, nel 1954, seguì la sua vocazione che lo portò lontano dal Salento.

Nell’ultima parte del suo percorso si formò al collegio di Santa Maria la Bruna di Napoli. Fu quindi ordinato sacerdote nel marzo del 1967 per poi essere destinato a Pagani, una delle zone della camorra.

Portò avanti il suo ministero in una terra difficile e subito fu in prima linea. Chiamò a raccolta 90 ragazzi e ragazze, che divennero i suoi amici. E insieme a loro, nei locali della basilica di Sant’Alfonso, fondò l’associazione libera “Gioventù alfonsiana paganese” per togliere i ragazzi dalle “cattive” strade.

In breve tempo il missionario di origini monteronesi divenne un punto di riferimento per la comunità, oltre che un grande predicatore.

Solo un anno dopo, padre Franco morì in un incidente stradale. Non aveva ancora compiuto i 26 anni. Era il 6 aprile 1968 e alla guida della sua Fiat 850 stava rientrando proprio a Monteroni per celebrare i funerali dello zio che era deceduto il giorno precedente. Ma sull’asfalto, all’altezza di Foggia, si consumò la tragedia.

Dopo la morte di padre Scigliuzzo, i suoi ragazzi - nonostante il duro colpo subito - portarono comunque avanti l’associazione e continuarono a vivere secondo i suoi insegnamenti.

E un mese fa, in occasione del 50esimo della sua scomparsa, si sono ritrovati dopo mezzo secolo per ricordare il suo impegno e le sue idee. Pagani lo ha celebrato con una serie di iniziative.

Tant’è che a breve, nella città campana, sorgerà un monumento dedicato al missionario in cui sarà impressa la sua storia. E inoltre una mensa dei poveri sarà intitolata a lui.

E quest’oggi trenta di quei ragazzi saranno a Monteroni, per ritrovarsi sulla tomba di padre Franco.

Alle 10 si terrà un momento di raccoglimento nella cappella di famiglia. Poi la benedizione dell’arciprete don Adolfo Putignano. A seguire, il gruppo si sposterà in chiesa Madre per la celebrazione della messa. Al termine, la delegazione di Pagani sarà accolta in municipio dagli amministratori comunali.

A Monteroni vivono i due fratelli di padre Franco. “Quando lasciò la famiglia per seguire la sua vocazione, io - racconta il fratello Nello Scigliuzzo - avevo appena quattro anni. Quindi, ho imparato a conoscerlo, a scoprirlo, anche grazie al racconto di quelli che erano i suoi ragazzi. E come ricordano, se nessuno di loro ha intrapreso strade sbagliate è stato proprio grazie all'insegnamento di padre Franco, che hanno continuato a seguire per tutta la vita”.

Tra i suoi ragazzi di Pagani, che si unirono all'esperienza del missionario monteronese, anche Antonio Donato, che ha poi ricoperto la carica di sindaco della città per dieci anni, e il saggista Isaia Sales, deputato per due legislature e sottosegretario al Tesoro durante il primo governo Prodi. “Un uomo di rottura con l’epoca, la sua - racconta proprio Sales nel servizio di Telenuova - era un’idea di chiesa tutta nuova nel solco del Concilio Vaticano II. Aveva in mente una chiesa dell’impegno sociale. Con padre Scigliuzzo finisce l’idea che essere cattolici vuol dire solamente pregare. Per lui essere cattolici voleva dire cercare Dio negli altri, impegnarsi per gli altri. E all’epoca il suo fu un messaggio rivoluzionario. Anche il fatto di riunire nello stesso luogo uomini e donne era qualcosa di assolutamente innovativo in quegli anni. Padre Franco ci ha spinto ad un impegno sociale straordinario, nella consapevolezza che ciò che è importante è quello che fai per gli altri”, evidenzia l’ex sottosegretario.

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