La politica di ieri e di domani …e Monteroni città aperta al cambiamento

"Insieme per Monteroni città aperta" non è solo il nome del movimento cittadino presieduto da Massimo Lorenzo. Potrebbe diventare anche uno slogan identitario o addirittura un indirizzo strategico per la politica locale oltre gli schieramenti, i partiti, i movimenti, i personalismi...

L'incontro di ieri sera, al di là di brevissimi momenti "conditi" di polemica, potrebbe essere considerato l'anteprima di un laboratorio di idee e di democrazia da progettare ad uso e consumo di chi ama l'impegno politico o ad esso vorrà affacciarsi spinto da passione per le "cose di tutti" o anche soltanto da semplice curiosità. Un laboratorio che potrebbe sostenere la crescita della futura classe ma anche a consolidare le conoscenze e le coscienze di chi oggi calca già la scena locale e vorrebbe rendere il proprio servizio ancor più competente, più ricco di contenuti, più consapevole.

La ricchezza dell'esperienza di chi ha ricordato, senza celare emozioni, la militanza nei partiti di altri tempi, l'entusiasmo delle battaglie civiche, la bellezza di una gratuità senza riserve... sono sicuramente un ottimo punto di partenza non per coltivare le nostalgie di un'altra storia, oggi completamente trasformata e in parte anche deformata, ma comunque differente, diversa. Più complessa e problematica di quella. Ma per abituarsi all'idea che le radici esistono. Che non vanno tagliate. Che senza di esse Monteroni non avrebbe raggiunto in passato obiettivi oggi impensabili, in parte dimenticati e abbandonati al proprio destino. Ricordare fa bene al cuore ma anche all'intelligenza di chi vuole pensare una città nuova, a misura delle nuove generazioni, libera dai retropensieri e dalle cianfrusaglie dei retrobottega che appesantiscono la crescita e mortificano lo sviluppo. Sono stati suggestivi l’incrocio e le coincidenze tra generazioni diverse. Il trovarsi in sintonia nonostante i tempi siano cambiati. Ma ancora più emozionante è risultata la voglia dei più giovani che aspettano in panchina in attesa di una convocazione, di una discesa in campo, di un faccia a faccia con la realtà.

Alla fine un punto fermo. C’è un urgente bisogno di conoscere, di sapere, di educare la propria voglia di fare, di incanalarla nel solco giusto. Costruire una nuova cultura politica - come diceva Montedoro - ancor prima dell’imperativo del fare, vorrà dire accogliere un’abbondante eredità, non disperderla con superficiale sufficienza ma soprattutto vorrà dire investire tempo ed energie per tornare a fare politica nelle piazze – e non solo su quelle virtuali -. Apprezzare di più una “fisicità” della politica che è ascolto, presenza, partecipazione, condivisione, accompagnamento. È in piazza, nei bar, nei circoli, per la strada, nelle stanze nascoste e silenziose dove il volontariato è la cattedra nobile del servizio. È in tutti questi spazi di democrazia di carne che può iniziare quella “catechesi laica” che insegna ad amare la comunità con tutti i suoi guai.

Siamo partiti. La strada la conosciamo. La meta è ancora tutta da scoprire. Buon cammino.

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